Donna di Torre del Greco morì a 3 mesi dall’operazione: scagionati medico e anestesista

Donna di Torre del Greco morì a 3 mesi dall’operazione: scagionati medico e anestesista

Donna di Torre del Greco morì a 3 mesi dall’operazione: scagionati medico e anestesista

Torre del Greco. Morì divorata da una perforazione intestinale a tre mesi da un’operazione per asportare una cisti ovarica: archiviata l’inchiesta per omicidio colposo a carico del chirurgo Luigi Lacchi e dell’anestesista Giuseppe Cimarrusti, entrambi all’epoca dei fatti in servizio presso l’ospedale Sant’Anna e Madonna della Neve di Boscoreale. A due anni e mezzo dalla tragedia costata la vita a Eleonora Crispo – cinquantaseienne di Torre del Greco, deceduta il 28 luglio 2014 – il pubblico ministero Antonella Lauri della procura di Torre Annunziata ha “scagionato” due dei quattro indagati per la morte della donna. Una decisione arrivata sulla scorta dei risultati dell’autopsia eseguita dai medici legali incaricati di fare piena luce sulla vicenda: «Dall’elaborato dei consulenti tecnici – si legge nel documento firmato dal pubblico ministero – non emergono profili di responsabilità penale a carico degli indagati Luigi Lacchi e Giuseppe Cimarrusti».

Perché il dossier dei medici legali parla chiaro: a dispetto della mancata diagnosi dello stato di sepsi derivato da peritonite da perforazione intestinale – Eleonora Crispo fu operata tra l’aprile e il maggio del 2014 – l’esito dell’autopsia evidenzia come «la lesione prodotta in occasione dell’intervento di asportazione della cisti periovarica, in ragione della difficoltà tecnica legata a tale operazione chirurgica, costituisce evento non imputabile a una condotta imprudente, imperita o negligente dell’equipe operatoria».

Dunque, nessuna colpa può essere imputata – secondo la procura di Torre Annunziata – al chirurgo e all’anestesista inizialmente finiti nel registro degli indagati. Differente, invece, la posizione della ginecologa Filomena Romeo e del dottore Pasquale Mastrangelo: le indagini a carico dei professionisti che prestarono cura e assistenza alla vittima in epoca successiva all’intervento restano in piedi. Anzi, a breve potrebbe arrivare la svolta processuale invocata da due anni dai familiari della donna, rappresentati dall’avvocato Gennaro Ausiello. Perché i tempi “biblici” dell’inchiesta fanno a cazzotti con i cinque anni entro cui interviene la prescrizione per il reato di omicidio colposo.

Il calvario di Eleonora Crispo cominciò nell’aprile 2014, quando la donna si sottopose a un intervento consigliato dalla sua ginecologa Filomena Romeo. Dopo le dimissioni, la cinquantaseienne avvertì forti dolori addominali. In 10 giorni tornò otto volte in ospedale, rispedita sempre indietro dai sanitari. Il 10 maggio al pronto soccorso di Boscotrecase un medico del Cardarelli si accorse della situazione allarmante e dispose il trasferimento all’ospedale di Napoli, dove si scoprì la perforazione intestinale e la donna venne immediatamente sottoposta a un secondo intervento chirurgico. Dimessa il successivo 11 luglio, Eleonora Crispo morirà a casa sua a Torre del Greco il 28 luglio.

Una morte di cui, secondo il pm Antonella Lauri della procura di Torre Annunziata, non possono essere ritenuti responsabili il chirurgo Luigi Lacchi e l’anestesista Giuseppe Cimarrusti che presero parte alla prima operazione di asportazione di una cisti ovarica.

twitter: @a_dortucci


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