Liti, inchieste e faida per le poltrone: così il Pd della penisola diventa una polveriera

Liti, inchieste e faida per le poltrone: così il Pd della penisola diventa una polveriera

Liti, inchieste e faida per le poltrone: così il Pd della penisola diventa una polveriera

Liti per le alleanze. Inchieste. Ombre. E poltrone da difendere. Oltre a sospetti sulle tessere e accordi mai riconosciuti dal partito. E’ la polveriera Pd in penisola sorrentina. Sono tre le patate bollenti sul tavolo dei vertici regionali. Innanzitutto Meta, dove un’inchiesta esplosiva ha travolto il sindaco nonché capogruppo dem alla Città metropolitana Giuseppe Tito. Poi Vico Equense, con il circolo locale diviso e commissariato per il papocchio alle scorse Comunali. E dulcis in fundo Piano di Sorrento: situazione differente, c’è un nuovo segretario ma non fila tutto liscio con gli alleati dell’amministrazione del primo cittadino Vincenzo Iaccarino.

Tito-gate e scintille a Meta. Tito è un democrat della prima ora, ha rapporti con i consiglieri regionali Pd Enza Amato e Mario Casillo tanto da diventare una pedina sulla penisola per il governatore Vincenzo De Luca. Ma da 20 giorni il sindaco è sotto tiro della Procura di Torre Annunziata che vuole arrestarlo. Le accuse sono scioccanti: tangenti, appalti pilotati, informative false, bugie. Lui è sereno, non parla e governa senza il simbolo Pd. Un controsenso, ma fino a un certo punto. Nel 2014, l’allora segretario cittadino Pd Nicola Mollica non tirò la volata a Tito che si presentò alle urne con una lista civica e vinse. Al nuovo congresso il sindaco ha aperto all’ipotesi di eleggere Paolo Trapani, “suo” ex primo cittadino. Detto, fatto. Poi i mal di pancia. Con Trapani sono emerse divergenze sulla costituzione di un gruppo consiliare Pd. E da allora stop alle comunicazioni. Lo strappo è evidente tant’è che Tito ha scelto di non sottoscrivere la tessera a differenza di due suoi colonnelli: l’ex vicesindaco Raffaele Russo e l’assessore alle politiche sociali Angela Aiello. Mentre nessuno dei vertici Pd si è affrettato a difenderlo pubblicamente.

Papocchio Vico Equense. La telenovela è nota. Alle Comunali 2016, il segretario cittadino Pd Franca Rossi stringe un’intesa con il candidato sindaco Maurizio Cinque. Ma la notte prima alla presentazione della lista cambia schieramento all’insaputa dei candidati consiglieri. Il Pd sposa Andrea Buonocore, assessore uscente della giunta di centrodestra di Gennaro Cinque, sindaco forzista di Forza Italia. Un inciucio per i fedelissimi del centrosinistra, a cominciare dai fondatori del circolo locale. Scoppia la guerra. I candidati in lista del Pd impongono a Rossi di depennare i nomi dai documenti, scade il termine e la segretaria non riesce a concludere l’operazione. Pd a casa, escluso. E circolo commissariato. Eppure Buonocore quando compone la giunta nomina Laura del Pezzo. Rossi dichiara che è un assessore indicato dal Pd. Arriva il commissario Paolo Persico che dice il contrario: il Pd non è né in maggioranza né all’opposizione. Poi scatta l’inchiesta sulle procedure di consegna dei documenti delle liste e spuntano due indagati per falso. Motivo? Per la Procura, il sindaco non ha mai firmato il modulo di accettazione della candidatura. Si passa al tesseramento su cui Persico esige controlli sulla bontà di sei tessere sottoscritte da persone vicine a Buonocore e Cinque. Per i fondatori del circolo Pd si tratta di infiltrati da espellere.

Il caso Piano di Sorrento. Maggior coinvolgimento, più discussione e magari nella seconda parte di mandato una rappresentanza in giunta. Il Pd locale è in maggioranza con Iaccarino anche se non lesina critiche. Tipo quella mossa dal neo segretario Salvatore Ferraro. «Il sindaco è troppo emotivo». Una bordata arrivata dopo il mancato scambio di funzionari tecnici con il Comune di Meta prima del polverone giudiziario.


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