Vescovo e prefetto tra i poveri a Pompei. Visita alla mensa di Piazza Bartolo Longo

Vescovo e prefetto tra i poveri a Pompei. Visita alla mensa di Piazza Bartolo Longo

Visita alla mensa dei poveri

Crescono le sacche di disagio sociale nella città di Pompei, con l’aumento dei senza tetto e di persone indigenti. Una circostanza che non sfugge alla Chiesa e al Comune. Ieri mattina il vescovo Tommaso Caputo e il commissario prefettizio Maria Luisa D’Alessandro hanno effettuato una visita alla mensa dei poveri ospitata nei locali sotterranei dello stabile della Casa del Pellegrino a Piazza Bartolo Longo. Arrivati intorno alle 13, vescovo e prefetto si sono intrattenuti a lungo con gli ospiti della mensa e con i volontari che ogni giorni si dedicano alle attività di ristorazione, pulizia, sorveglianza e distribuzione dei pasti. Sono oltre cento le persone che dal lunedì al sabato vengono accolte nella mensa per ricevere un pasto caldo. L’impegno non si limita a questo, ma la mensa recapita il pasto nelle case di venti famiglie e pacchi alimentari ad altre cinquanta. L’attenzione al sociale da parte del Santuario e del Comune è fondamentale in un momento di difficoltà come quello che sta vivendo la città degli Scavi. Il numero di clochard è aumentato negli ultimi mesi e cresce anche il numero di famiglie in difficoltà a causa della crisi economica. Nel giorno in cui si è presentata alla città, lo scorso febbraio, il prefetto Maria Luisa D’Alessandro ha spiegato che la sua  linea sarebbe stata quella di procedere con umiltà e di guardare alle istanze che arrivano dal territorio con il massimo rispetto «garantendo la tutela delle persone deboli e affrontando con delicatezza le situazioni di disagio». La visita alla mensa, a cura del Santuario di Pompei e del Sovrano Militare Ordine di Malta, va anche in questa direzione. Il Prefetto D’Alessandro, accompagnata dal sub commissario, Massimo De Stefano, e dalla segretaria comunale, Carmela Cucca, ha visitato anche due delle cinque case famiglia site nel Centro per il Bambino e la Famiglia “Giovanni Paolo II”.


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