Torre Annunziata, carabinieri infedeli al servizio del boss: in dieci rischiano l’arresto

Torre Annunziata, carabinieri infedeli al servizio del boss: in dieci rischiano l’arresto

Torre Annunziata, carabinieri infedeli al servizio del boss: in dieci rischiano l'arresto

Torre Annunziata. Arresto e sospensione dal servizio per tutti i 10 carabinieri infedeli che erano al servizio del boss Franco Casillo, alias ‘a Vurzella, capo degli Aquino-Annunziata di Boscoreale e legato al clan Gionta. E’ la richiesta formulata dal Pm della Dda di Napoli Raffaello Falcone, che ha presentato appello al Riesame partenopeo. Il Tribunale della libertà, infatti, aveva disposto l’arresto (oggi ai domiciliari) soltanto per Sandro Acunzo, all’epoca dei fatti maresciallo dei carabinieri in servizio alla compagnia dell’Arma di Torre Annunziata. Ora, invece, la magistratura napoletana chiede l’arresto per tutti. Alla sbarra ci sono 10 carabinieri, un avvocato e tre camorristi, tra cui il boss Franco Casillo.   

Una storia di mazzette che arrivavano dai gestori delle piazze di spaccio: orologi, penne, gioielli e perfino piaceri. 

«Avvenivano episodi quasi da film», dice il pm Falcone nella sua requisitoria. «Uno scenario drammatico che si consuma a Torre Annunziata ma che viene fuori soltanto dopo sei anni». 

Il pubblico ministero dell’Antimafia ricostruisce una serie di episodi chiave che fotografano una «gestione disinvolta dell’attività dei carabinieri». 

Le indagini hanno portato nel 2015 all’arresto di Francesco Casillo, che gestiva la piazza di spaccio del Piano Napoli di via Passanti a Boscoreale con incassi fino a 25mila euro al giorno. In manette anche il suo complice Orazio Bafumi, 42 anni originario di Catania. Arrestato anche  Sandro Acunzo, 46 anni, originario di Trecase, maresciallo dei carabinieri in congedo, all’epoca in servizio alla Compagnia di Torre Annunziata finito ai domiciliari, e Gaetano Desiderio, 46 anni di Salerno, maresciallo in servizio attualmente al Comando provinciale di Salerno, a cui è stato applicato l’obbligo di residenza. 

Ma la richiesta del pm riguarda anche le altre persone finite nell’inchiesta, tra cui l’avvocato Giovanni De Caprio, difensore di Francesco Casillo che avrebbe avuto il ruolo di riciclare parte dei proventi delle attività e avrebbe fatto da collante tra i militari infedeli e il suo assistito.


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