Le liti sulle tangenti e le delibere di Sommese: così si accedeva ai finanziamenti pubblici

Le liti sulle tangenti e le delibere di Sommese: così si accedeva ai finanziamenti pubblici

Le liti sulle tangenti e le delibere di Sommese: così si accedeva ai finanziamenti pubblici

Napoli. “Il buon Pasquale su dieci operazioni che pensava di avere le uniche certe sono queste che gli sto portando io perché su altri Comuni lo ha preso in….”. A parlare è l’ingegnere Guglielmo La Regina, riferendosi all’ex assessore regionale ai Beni Culturali e al Turismo, Pasquale Sommese, secondo gli inquirenti, l’uno mente e l’altro braccio del sistema di corruzione svelato dall’inchiesta The Queen.

È una delle conversazioni intercettate, tra le tante, e definita dal gip Federica Colucci “la più significativa” sul ruolo di Sommese nel finanziamento delle opere da cui emerge. Ruolo chiave anche per la possibilità dell’ex assessore, come emerge sempre dalle 1500 pagine dell’ordinanza, di formulare delibere regionali come vestiti su misura per garantire il finanziamento delle opere pubbliche. Mentre Sommese, accusato di corruzione e turbativa d’asta, passa la sua seconda notte in carcere, in attesa di essere interrogato dai giudici, emergono quindi nuovi dettagli sul suo ruolo “decisivo”. 

LE INTERCETTAZONI –. È’ il 23 febbraio del 2015 La Regina parla al telefono con Loredana Di Giovanni, la donna che ha fatto conoscere i due e che poi, finita sotto inchiesta, diventerà la Gola Profonda della Procura. “Ti ha fatto una cazziata?” chiede La Regina alla Di Giovanni che ha appena avuto un duro scontro con Antonello Sommese, nipote e capostaff di Sommese, anche lui arrestato. “Sì – risponde Di Giovanni – mi ha detto che non vuole più avere nulla a che fare con noi e che se riferisce a Pasquale una cosa del genere…Ha detto di non chiamare più che abbiamo chiuso con l’assessorato”. Nella conversazione si parla di un acconto di cui però non sarebbe stata quantificata la cifra. In tutto 18 gli appalti pubblici truccati per un giro di circa 20 milioni di euro emersi dall’inchiesta che vede coinvolte 69 persone. Politici, funzionari pubblici, professionisti e professori universitari che in cambio di tangenti avrebbero favorito l’aggiudicazione delle gare a ditte designate e in alcuni casi anche vicine alla camorra. “Che si pensa che stiamo a fare i ragazzini” e ancora “Che c’ho scritto Giocondo?”, La Regina va su tutte le furie. Di Giovanni continua a riportargli le parole: “Ha detto che il finanziamento l’ha fatto avere lui, perché quello per la Mostra, così come gli altri stavano affossati”. La Regina non ci sta: ““Il buon Pasquale su dieci operazioni che pensava di avere le uniche certe sono queste che gli sto portando io perché su altri Comuni lo ha preso in….”. Di Giovanni allora ribatte: “Cerreto chi lo ha preso dimmi tu? Un milione e cinque, quattro soldi, vabbé….”. Ben cinque, tra cui appunto l’appalto da un milione e 800mila euro per un progetto nei Padiglioni 7 e 8 della Mostra, i casi in cui Sommese sarebbe coinvolto avendo ricevuto delle tangenti non quantificate. Fatta eccezione per i lavori di restauro alla Torre medievale a Cerreto, in provincia di Benevento, dove la somma per affidare la gara alla ditta Bretto, sarebbe stata di 50mila euro. 

LE DELIBERE VESTITO SU MISURA – Nell’ambito delle indagini viene ascoltata anche una dirigente regionale sulle procedure amministrative per l’ammissione ai finanziamenti. Procedure che rivelano come Sommese per il suo ruolo fosse “decisivo” . Un assessore ha infatti il potere di dare direttive che vengono recepite nelle delibere di giunta regionale e che costituiscono una linea guida a cui gli uffici regionali devono attenersi in base alle modalità con cui decidere il finanziamento delle opere. “Un dato – scrive il gip Federica Colucci .- che consente di comprendere le ragioni per cui Sommese abbia assunto un ruolo determinante nell’accesso ai finanziamenti regionali da parte dei singoli Comuni e dunque nel sistema La Regina”.


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