Così la cricca di La Regina si prese Pompei

Così la cricca di La Regina si prese Pompei

Così la cricca di La Regina si prese Pompei

Pompei. I misteri di Pompei si svelano nell’estate del 2014. È il 20 giugno. Gli inquirenti, che indagano sul presunto appalto pilotato per la realizzazione dell’impianto di cremazione adiacente al cimitero comunale della città mariana, intercettano una conversazione tra Umberto Perillo e Sergio Stenti, progettisti per conto del Consorzio Infratech che s’è aggiudicato la gara. Quel progetto, a detta della Procura, è stato in realtà realizzato da Guglielmo La Regina, il “dominus” dell’inchiesta “Queen” che all’alba di mercoledì ha portato all’esecuzione di 69 arresti. Il dialogo viene ritenuto importante perché per la prima volta si parla d’una richiesta di denaro, da parte del commercialista Gianluca Battaglia, che per gli investigatori «non trova spiegazione alternativa ad un accordo corruttivo».

Il piano-B

È il momento dei dubbi, della paura di “perdere tutto”, della mobilitazione. Il Consorzio Infratech, infatti, ha comunicato di voler rinunciare ai lavori che gli sarebbero stati assegnati – è la tesi degli inquirenti – grazie alla regia di La Regina. Ed è in questa fase, più di altre, che emerge la figura di Battaglia, uno degli arrestati, che dopo aver fatto parte della Commissione di gara, assegnataria appunto dell’appalto, si prodiga perché la possibile uscita di scena della Infratech non faccia saltare il progetto. Stenti dice a Perillo: «In sostanza, se se ne esce l’impresa… Vuole i soldi». E il soggetto è proprio il commercialista. Con lui si attiva Loredana Di Giovanni, consulente finanziaria di La Regina, affinché un’altra ditta subentri nell’affidamento. «Sembrerebbe una normale ricerca di mercato», scrive il gip, «tuttavia Battaglia è stato componente della Commissione di gara, appariva dunque anomalo che egli si impegnasse per reperire un nuovo esecutore dell’opera». E poi c’è la richiesta di denaro: «Non si comprende – ancora il giudice – a quale titolo egli avanzerebbe pretese di compenso dagli aggiudicatari».

Le preoccupazioni

La posizione di Battaglia si delinea nelle numerose conversazioni intercettate in quel periodo tra la Di Giovanni e La Regina. Il 3 settembre 2014 la figura del commercialista diventa anche motivo di lamentele da parte di La Regina. Che prima si mostra “seccato” dal fatto che si parli dell’appalto per il forno crematorio al telefono: «A me Gianluca, non una ma trecento volte per ‘sto fatto di Pompei, mi chiama per dirmi dell’appuntamento, mi chiama per dirmi Loredana ha parlato con questo, il problema non sono io là, il problema è Gianluca». Poi si mostra preoccupato per la sua “incompatibilità”, essendo stato Battaglia componente della Commissione di gara: «Un domani mi chiamano a me, dice ma lei perché se non figura, ho detto che non figuro nel senso che non ho firmato. Ma scusa, allora ma io mica c’ho l’incompatibilità. Lui invece sì. Se lo chiamano dice ma lei è componente della Commissione e va a parlare con questi… Con quelli dell’impresa?».

L’amicizia e i soldi

La Di Giovanni e La Regina sono in disaccordo pure sulla pretesa di denaro da parte di Battaglia. La consulente, che racconterà poi agli inquirenti di aver “segnalato” il nome del commercialista per la Commissione di gara, sostiene che Battaglia «ha firmato una relazione con un rischio esagerato (facendo vincere l’appalto alla Infratech, ndr), nessuno al mondo l’avrebbe mai fatto… Ha un valore economico, c’ha una responsabilità». E La Regina si oppone: «Allora se lui domani mattina si sveglia e ci dice che vale un milione di euro noi gli diamo un milione di euro? Allora tu mi stai dicendo che lui ha fatto quella cosa per soldi?». La Di Giovanni difende Battaglia: «Lui è andato là perché doveva semplicemente avere il compenso della Commissione. Punto. Il problema è subentrato dopo, che lui ha dovuto assumersi una responsabilità che andava oltre ogni limite, perché da lui dipendeva la gara». Questo dialogo, del 10 novembre 2014, ritenuto fondamentale dagli inquirenti, continua tra botta e risposta sulla necessità o meno di pagare Battaglia. La Di Giovanni sollecita, La Regina si oppone: «Ma allora è amicizia o non è amicizia, scusami…». Alla fine il “dominus” cede: «A me interessa soltanto il rapporto con te e con Gianluca». E la consulente la chiude lì: «Ok, e allora Gianluca deve avere 10mila euro».


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