Deiulemar, il crac infinito: altri 100 milioni di debiti

Deiulemar, il crac infinito: altri 100 milioni di debiti

Deiulemar, il crac infinito: altri 100 milioni di debiti

Torre del Greco. C’è un buco nero in fondo alla storia di Torre del Greco. Una voragine scavata nel mare che inghiotte soldi e speranze. E’ lì da 5 anni, da quando nel maggio del 2012 i giudici dichiararono fallita la Deiulemar compagnia di navigazione. Il più grande crac della storia della città. Un fallimento “mostruoso” capace di travolgere 13mila famiglie di risparmiatori e far “sparire” nel nulla 800 milioni di euro. Di acqua ne è passata sotto i ponti da quel giorno di primavera che cambiò la storia della quarta città della Campania. I responsabili del fallimento sono stati processati, condannati e hanno perso tutto. Eppure quel buco nero continua a crescere. Continua a ingoiare soldi e speranze, aggiornando al rialzo le cifre del fallimento.

I nuovi risparmiatori
Qualche giorno fa, davanti ai giudici del tribunale di Torre Annunziata si è tenuta l’ultima udienza di verifica delle domande ultratardive. Cioè le richieste di accesso al fallimento dei risparmiatori “last minute” che però avevano partecipato al “censimento” delle obbligazioni nel 2012. Piccoli e grandi risparmiatori che – fino a ieri – non credevano nella possibilità di recuperare i soldi investiti nei titoli carta-straccia prodotti dall’ex impresa di via Tironi. Alla base del dietrofront che può riscrivere la geografia del crac, ci sono le recenti operazioni di riparto che hanno consentito, ai risparmiatori “tempestivi” di recuperare circa 20 milioni di euro complessivi. Lo sconforto si è così trasformato in speranza. E i “ritardatari” hanno chiesto di avere la loro fetta.

Il “buco nero”
Le domande degli “ultimi” risparmiatori sono poco meno di un migliaio. E tra richieste di accesso tardive e ultratardive presentate fino ad oggi, il debito complessivo maturato dalla compagnia di navigazione sarebbe arrivato a sfiorare i 900 milioni di euro: circa 100 milioni in più rispetto alla voragine aperta all’indomani del crac. Un dato che in parte era già venuto fuori pochi mesi prima del fallimento. Quando vennero avviate le procedure di censimento delle obbligazioni per provare a salvare dal mare in tempesta quella nave piena di debiti che faceva acqua da tutte le parti.

I vecchi risparmiatori
Nei prossimi giorni la Curatela fallimentare dovrebbe tirare l’ultima riga, chiudendo definitivamente il fascicolo delle richieste di accesso al passivo e consegnando così nelle mani del comitato dei creditori le cifre esatte del fallimento. Lo sbarco dei “nuovi” obbligazionisti last-minute – come già chiarito da alcuni rappresentanti dei risparmiatori – non dovrebbe incidere sulle procedure di riparto dei 15milioni di euro messi a disposizione per i risparmiatori “tempestivi”. I “vecchi” obbligazionisti, infatti, hanno già ricevuto una prima mini-tranche dei fondi grazie all’ammissione al fallimento dei beni dell’impresa. Tra aste, trust e conti correnti, sinora i risparmiatori hanno recuperato circa l’1% dei risparmi investiti nelle casse dell’impresa. E a breve – per effetto del secondo mini-tesoretto messo sul piatto dalla Curatela, gli obbligazionisti dovrebbero riuscire a vedersi restituito circa il 2% del capitale investito.

I retroscena
Con i risparmiatori last minute il debito complessivo accumulato dall’impresa arriva a sfiorare il miliardo di euro. Una cifra astronomica sulla quale pesano dubbi, intrecci e legami che uniscono i destini degli armatori falliti a quelli dei signori della finanza. In fondo a quel buco nero che continua a inghiottire soldi e speranze ci sono anche banche, grandi finanziatori, prestanome e faccendieri. Tutti sprofondati in quella voragine di misteri che ha segnato per sempre la storia della città.


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