Rose bianche e margherite per la mamma coraggio Matilde Sorrentino di Torre Annunziata

Rose bianche e margherite per la mamma coraggio Matilde Sorrentino di Torre Annunziata

Rose bianche e margherite per la mamma coraggio Matilde Sorrentino di Torre Annunziata

Rose bianche e margherite strette tra le mani, sguardi bassi, un silenzio assordante e lacrime che scivolano sul volto di una donna che mamma Matilde conosceva. E’ il giorno della commemorazione. Una ferita che si riapre a distanza di tredici anni dal massacro di una madre che con coraggio denunciò le violenze che suo figlio, di appena 7 anni, e altri bambini furono costretti a subire all’interno della scuola elementare del rione Poverelli. Abusi sessuali, pedopornografia, umiliati e drogati, piccoli innocenti finiti nelle mani di orchi. Ma Matilde Sorrentino pagò con la morte il suo coraggio. Era il 16 marzo, fu uccisa a bruciapelo sull’uscio di casa. Ieri mattina i giovani della casa famiglia che porta proprio il suo nome, “mamma Matilde”, l’hanno voluta ricordare in piazza monsignor Orlando, davanti al monumento sul quale sono incisi i nomi di dodici vittime innocenti di camorra. Una folla di cittadini, per lo più giovani, don Antonio Carbone, i vertici dell’Arma dei carabinieri, tra cui il tenente colonnello Filippo Melchiorre e il maresciallo Egidio Valcaccia – che soltanto il giorno prima aveva disarmato simbolicamente i bambini dell’oratorio salesiano di pistole giocattolo in cambio di caramelle – il sindaco Giosuè Starita, tutti radunati per ricordare quella morte assurda e violenta. 

«Il sacrificio di questa madre è per noi oggi un dolore che portiamo dentro – ha spiegato don Antonio Carbone –. E’ difficile parlare di lei, farlo a pochi metri dalla sua abitazione, davanti ad una folla. Forse tra di voi ci sono quelle vittime di abusi, oggi siete adulti. Forse ci sono le madri di quei bambini o i loro figli: a voi mi rivolgo, non abbiate paura di denunciare, non vi fermate dinnanzi al timore di essere giudicati, non temete le rivendicazioni, non siete soli. Il coraggio di mamma Matilde – ha concluso don Antonio – deve diventare il sacrificio di ognuno di noi. Denunciare in tempo può aiutare davvero a salvare e salvarci, ha vinto lo Stato punendo i colpevoli e ha perso la camorra, pensate a questo ogni volta che siete in difficoltà». 

E’ stato poi lo stesso don Antonio a tuonare: «Stamattina rischiavamo di aggiungere un altro nome a questa lunga e terrificante lista: ieri sera un ragazzo è stato utilizzato come scudo da una persona che per evitare di essere colpito da una pioggia di piombo ha pensato di nascondersi dietro questo ragazzino, poi finito in ospedale. Fortunatamente colpito solo al piede». 


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