Slot machine, il grido disperato dei giovani della penisola sorrentina: «Sindaci e gestori fermatevi sennò siete complici dei disastri»

Slot machine, il grido disperato dei giovani della penisola sorrentina: «Sindaci e gestori fermatevi sennò siete complici dei disastri»

Slot machine, il grido disperato dei giovani della penisola sorrentina: «Sindaci e gestori fermatevi sennò siete complici dei disastri»

«Basta chiudere gli occhi. Serve un freno al gioco d’azzardo. Offriamo spazi e luoghi d’incontro alternativi». L’appello è condensato in una lettera appassionata scritta dai ragazzi del Forum dei Giovani di Massa Lubrense. Un segno, l’ennesimo. Che oltre a diventare un richiamo alla coscienza diventa pure un monito per chi dovrebbe tentare di frenare l’emergenza. Innanzitutto i sindaci, ma anche parroci, scuole e commercianti. In particolare i titolari di bar e tabacchi che ospitano le “maledette” macchinette mangia-soldi.

«Creati scarti nell’umanità»
Quello dei giovani «è un grido provocatorio rivolto», oltre alle istituzioni locali, anche «a chi si occupa delle realtà marginali del nostro territorio. La nostra è una terra piagata dal gioco d’azzardo.  Lo gridiamo perché abbiamo a cuore la vita. Perciò non possiamo tacere di fronte allo scempio causato dall’ossessione per il gioco d’azzardo. Famiglie rovinate. Anziani impoveriti. Giovani che sciupano la loro esistenza. Addirittura bambini e adolescenti in balia di pratiche e modelli completamente sbagliati. Abbiamo ancora tempo per rimediare a questo sfascio. Non creiamo altri scarti nell’umanità già indebolita da mille problemi sociali ed economici, provocati da vendite e acquisti schizofrenici di Gratta e Vinci».

Attacco a sindaci ed esercenti
I toni sono accesi: «Non piangiamo domani per responsabilità che non ci siamo assunti oggi – continua la lettera -. Salviamo le persone dal nulla verso cui stanno precipitando. Al sindaco (Lorenzo Balducelli, ndr) e ai politici locali ricordiamo che le sale scommesse spuntano come funghi a fianco a scuole, centri e luoghi di aggregazione per i giovani: possibile che non abbiate nemmeno lo strumento della persuasione per dare un freno a tutto ciò? In che modo possiamo aiutarvi come giovani attivi di questa terra? Parlate, esprimetevi, esponetevi. Avete percezione della gravità del problema? A voi esercenti, che avete il diritto di gestire attività legali agli occhi dello Stato, possiamo chiedere anche soltanto di guardare ai vostri clienti come uomini e non come numeri? Possiamo chiedervi di allontanare chi ripetutamente perde troppi soldi? Possiamo chiedervi di collaborare con le strutture sanitarie e caritatevoli per segnalare casi che vi appaiono critici e pericolosi? Ha senso assistere al disfacimento di una vita per un mero motivo di soldi? Collaborate, aiutate a creare una cultura della responsabilità e dell’autocontrollo. Pensate ai figli dei vostri clienti in balia del gioco, pensate che quei bambini non debbono pagare la colpa dei genitori».

Richiamo alla Chiesa
Ed è qui che può giocare un ruolo decisivo la Chiesa: «Chiediamo di lavorare alla creazione di spazi che consentano ai più giovani di vedersi, stare insieme e vivere al meglio il tempo libero. Cerchiamo di tornare umani, di ascoltare il cuore e la coscienza: non abbassiamo la nostra condizione umana all’omertà. Chiudere gli occhi non serve a niente e fa diventare il futuro una terribile voragine. Non aspettiamo applausi. Ma risposte concrete volte a costruire il bene comune».


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