Migranti a Sorrento, il vescovo Alfano: “Non cedere alla schiavitù dell’odio sul web, la Chiesa può collaborare con i Comuni”

Migranti a Sorrento, il vescovo Alfano: “Non cedere alla schiavitù dell’odio sul web, la Chiesa può collaborare con i Comuni”

Migranti in penisola, parla il vescovo Alfano: "Non cedere alla schiavitù dell'odio sul web, la Chiesa può collaborare con i Comuni ma toni bassi"

«Non dobbiamo essere schiavi dei social network, soprattutto su argomenti delicati. L’accoglienza ai migranti ci vede come Chiesa in prima linea, ma in maniera silenziosa e costruttiva. E siamo pronti a collaborare con i Comuni per risolvere il problema dell’assenza di strutture e ottemperare a tutto». Ma a una condizione molto chiara: abbassare i toni e non spalleggiare il razzismo da tastiera. «Perché la lungimiranza è l’unica strada maestra da seguire quando c’è un bombardamento di messaggi sbagliati che rischiano di influire negativamente in un contesto». Monsignor Francesco Alfano sa bene che l’ospitalità ai rifugiati è una questione spinosa. La Prefettura di Napoli vuole destinare 240 migranti ai Comuni della penisola sorrentina, i sindaci hanno preferito lasciare la linea dura ma resta, a loro avviso, lo scoglio dell’indisponibilità di immobili adeguati. Proprio mentre i privati, a partire dagli imprenditori turistici, non cedono alla tentazione di aderire ai bandi prefettizi. E ciò, in particolare sul web, complice anche la poca disponibilità a rompere il ghiaccio, alimenta veleno, rinfocola razzisti e accende le polemiche.
L’Arcidiocesi accoglierà migranti nella sede del Vescovado di Sorrento. A breve partiranno lavori per rendere alcuni locali accoglienti. Com’è maturata questa scelta?
«Siamo noi i primi attori di un processo di integrazione e ospitalità. E non bisognava tergiversare. Siamo partiti da tempo. La Chiesa agisce su un binario parallelo a quello dei Comuni. Anche se le strade possono incrociarsi per migliorare».
Vuole dire che, alla luce dell’assenza di locali, potrebbe esserci un confronto tra la Chiesa e i sindaci della penisola sorrentina?
«Possono esserci diversità di vedute. E’ normale, fisiologico. E’ fondamentale invece che tutti gli attori coinvolti, cioè Chiesa, istituzioni e cittadini, abbiano uno stile che possa sollecitare l’apertura di piste e smuovere anime. Due mesi fa, quando si è aperto il discorso dell’accoglienza, non ho ritenuto adeguato il livello di certe discussioni anche sul web che non hanno avuto un impatto costruttivo. Siamo pronti ad avviare un dialogo con le amministrazioni perché il tema dei migranti ci riguarda tutti. Siamo responsabili e tutti con altrettanta responsabilità dobbiamo avere uno sguardo proiettato a risolvere gli affanni e a non crearne di nuovi. Bisogna risolvere invece di complicare».
Su cosa bisogna puntare in questa fase di confronto tra sindaci e Prefettura?
«Non spetta a me dirlo, sicuramente ci sarà la capacità di analizzare tutto. E’ bene che ci sia in ognuno di noi il coraggio di formare un sentimento di apertura verso chi ci chiede una mano».
Ma parlare di migranti significa imbattersi anche in episodi di razzismo.
«Questa è una terra ospitale, spiace che tutt’oggi ci sia chi si rende protagonista di un comportamento ingiusto che bisogna isolare ed anche prevenire con equilibrio. Siamo in un mondo globale in cui la comunicazione è un’arma a doppio taglio e bisogna esserne consapevoli».
Si riferisce anche a ciò che succede sui social network?
«E’ abbastanza evidente che l’evoluzione ci permette di avanzare nella comunicazione. Sempre se viene fatta con perspicacia e moderazione. Ma sui migranti si rischia di restare vittima di un bombardamento non positivo che divide, spacca, che non fa bene, che origina dissapori. D’altronde siamo in una fase come la Quaresima. Come rito penitenziale servirebbe anche l’impegno a non diventare schiavi di questi meccanismi del web che non servono a nessuno».


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