Multiservizi, paradosso all’italiana a Castellammare: lady-crac Baldassarre incasserà 40mila euro dal fallimento

Multiservizi, paradosso all’italiana a Castellammare: lady-crac Baldassarre incasserà 40mila euro dal fallimento

Multiservizi, paradosso all'italiana a Castellammare: lady-crac Baldassarre riceverà soldi dal fallimento

Monica Baldassarre avrà soldi dalla “Castellammare Multiservizi spa”. Potrebbe arrivare fino a 40mila euro. Proprio lei, la commercialista nominata il 18 ottobre 2010 amministratrice unica di Multiservizi dall’allora sindaco Luigi Bobbio, che nel gennaio 2015  finì in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta e ora è a processo, da persona libera, perché ritenuta la regista dell’opera di spolpamento delle casse dell’azienda del Comune che si occupava dei rifiuti e fallita sotto il peso di una montagna di debiti. Accertato un passivo di 35 milioni di euro. Paradosso della legge italiana e dei tempi dissociati su cui viaggiano quella penale e quella fallimentare, anche quando trattano la stessa vicenda.  

Il paradosso

La commercialista di Chieti è stata ammessa al passivo del fallimento per 39.931,33 euro. La cifra fa riferimento al periodo in cui era dipendente, cioè dal 28 aprile 2011 quando venne nominato amministratore il geometra Franco Rossi (considerato una testa di legno, che ha già patteggiato una prima parte e ora imputato per il secondo filone dell’inchiesta) e Baldassarre diventò direttore generale dell’azienda.  Sono briciole rispetto alla sua richiesta iniziale – 224.256, 88 euro- ma soprattutto rispetto alla cifra che, secondo la Procura, sarebbe stata sottratta alle casse dell’azienda a suon di assegni a sé stessa, consulenze agli amici e fatture pagate per servizi inesistenti: almeno 450mila euro. Ora, come tutti gli oltre 400 creditori insinuati al passivo, dovrà attendere che la curatela monetizzi il patrimonio dell’azienda. A fine maggio è fissata la terza udienza per vendere l’immobile ex Asm in via Napoli che rappresenta il bene più importante. I primi due tentativi sono andati a vuoto. A seconda di quanto il curatore incasserà  su tutto il patrimonio i creditori, Baldassare compresa, saranno pagati fino al limite fissato nel piano di riparto.

Il processo

La notizia è emersa ieri durante il processo che vede imputati, oltre Baldassarre e Rossi, anche l’ex vicedirettore generale Massimo Cajati, il commercialista di Trecase Mario Paolella, il giornalista Simone Di Meo davanti ai giudici della seconda sezione del Tribunale di Torre Annunziata (presidente De Maio, a latere Ascolese e Campanile). E’ stata la prima udienza di sostanza, in quella precedente solo lo stralcio della posizione di Francesco De Vita. Monica Baldassarre era presente in aula accanto ai suoi avvocati. Il primo a salire sul banco dei testimoni è stato il commercialista Vincenzo Sica, curatore fallimentare. In una lunga e articolata deposizione, rispondendo alle domande del pm Maria Benincasa ha illustrato la situazione della società così come l’ha ricostruita in due relazioni dopo il fallimento.

La fusione inutile 

«Castellammare Multiservizi spa- ha ricostruito Sica- nasce dalla fusione per incorporazione tra due aziende partecipate del Comune: l’Asm e Multiservizi. La prima non era più operativa ma era proprietaria di un immobile». Un’operazione che il curatore definisce «discutibile» perché «già nel 2010 Multiservizi presentava segnali chiari ed evidenti di decozione. Il bilancio 2009 si era chiuso con una perdita di un milione e 900mila euro. Ad aprile 2010 c’era un’ulteriore perdita di 500mila euro». Della fusione si inizia a parlare nell’estate 2010, a pochi mesi dall’elezione di Bobbio. Una prima relazione viene presentata da Maurizio Di Stefano, nominato sempre da Bobbio che intanto chiama al Comune Felice Marinelli (ha patteggiato in questo processo) come consulente alle partecipate. Di Stefano si raffredda. «Mi disse- ricostruisce Sica- che da ingegnere non capiva molto delle questioni finanziarie e che non si fidava dei consulenti di Bobbio. Si era avvalso a sue spese di un commercialista che lo sconsigliò fortemente». L’ingegnere si dimette, viene nominata Baldassarre, la fusione si fa otto giorni dopo. Un mese dopo l’assemblea dei soci propone un’azione di responsabilità civile nei confronti di Di Stefano che non avrà seguito.

Stratagemma “avviamento”

Per pareggiare i conti tra le due società si ricorre a uno stratagemma contabile. «La cosa che più mi ha lasciato perplesso- ricostruisce Sica- è che, non essendo il patrimonio dell’Asm sufficiente per ripianare le perdite, si inserì nel bilancio della nuova società la voce “Avviamento” alla cui determinazione si arrivò con una mera operazione algebrica. Corrispondeva al centesimo alle perdite tolto il valore dell’immobile. Essendo lo stesso socio, il Comune, dubito che si potesse inserire quella voce».

Consulenze e fatture false

Per la fusione vennero pagate consulenze alle società Fare e Prima «complessivamente per 187mila euro più Iva», ma «non c’era bisogno di quelle relazioni» e «furono emesse e pagate fatture per attività mai svolte». Il curatore arriva a una conclusione pesantissima: «La fusione è stata l’occasione per distribuire consulenze a iosa».

La contabilità sparita

Impossibile per il curatore accedere alle scritture contabili, come accadde alla Guardia di Finanza che condusse le indagini. «Con una singolare decisione del gennaio 2011- ha ricostruito Sica- Baldassarre esternalizzò la contabilità dell’azienda che pure aveva appositi uffici interni». Dopo la fusione la documentazione ebbe diversi  «passaggi di mano» finendo nello studio di Debora Perotti, collaboratrice di Baldassarre e compagna di Rossi. Perché? Per Sica «ci fu la volontà di sottrarre le scritture contabili per evitare che l’organo di controllo interno potesse risalire alla reale situazione aziendale, si sarebbero rilevate le perdite che non consentivano la continuità dell’azienda». Constatazione che fece la successiva amministrazione comunale con l’amministratore Antonio Calazzo, nominato dal sindaco Nicola Cuomo, che avviò un’attenta opera di controllo e nel 2014 presentò la dichiarazione di autofallimento. 


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