Banda dei falsari a Napoli, retroscena choc: spunta l’affare-armi con pachistani vicini ai terroristi

Banda dei falsari a Napoli, retroscena choc: spunta l’affare-armi con pachistani vicini ai terroristi

Banda dei falsari a Napoli, retroscena choc: spunta l'affare-armi con pachistani vicini ai terroristi

L’operazione è stata chiamata “La banda degli onesti”, in omaggio al celeberrimo film in cui Totò e Peppino De Filippo si improvvisano stampatori di banconote fatte in casa. Ma con il ‘Napoli Group’, il cartello di falsari cui è stato assestato un duro colpo con le 19 misure cautelari eseguite oggi, c’è poco da ridere: si stima che l’organizzazione sia responsabile del 73% delle contraffazioni di euro in Italia, e addirittura del 79% a livello mondiale. Il dato è stato ricordato dal procuratore della Repubblica di Napoli Nord Francesco Greco nel corso della conferenza stampa tenuta ad Aversa (Caserta) presso gli uffici della Procura, cui hanno preso parte l’Aggiunto Carmine Renzulli, che coordina il pool di quattro sostituti che si occupa di falso nummario, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli Gianluigi D’Alfonso, il Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli Giovanni Salerno e il Vice-Comandante operativo del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria Ugo Poggi. Diciannove le persone raggiunte dalla misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Napoli Nord, indagate a vario titolo per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla produzione e alla commercializzazione di banconote contraffatte; di queste, sei sono finite in carcere, undici ai domiciliari mentre per due indagati è stato disposto l’obbligo di dimora. All’indagine, partita nel 2015, hanno fornito una rilevante collaborazione la Banca d’Italia, la Bce, altre banche europee e l’Europol; nel corso dell’inchiesta sono state sequestrate in Italia e in altri Paesi europei, tra cui Austria e Bulgaria, banconote false da 10 e 20 euro della “serie Europa” del valore di 11 milioni di euro, due stamperie clandestine, una a Frattaminore (luglio 2015), l’altra a Casavatore (luglio 2016), e sono state arrestate 11 persone in flagranza di reato. A capo del cosiddetto “Napoli Group”, è emerso, c’era il 40enne Mario Torromacco, residente a Carinaro (Caserta), già condannato per fatti analoghi nel commessi 2009 e tratto in arresto nel 2012 in una stamperia di Vitulazio, nel Casertano. Era lui che teneva i contatti con i grossisti che poi rivendevano le banconote in tutta Europa, in particolare Francia, Spagna e Germania, e nel resto del Mondo, come in Colombia. Numerosi i canali di vendita e diffusione delle banconote false: dal “deep web”, ovvero il web sommerso in cui è possibile acquistare e vendere di tutto, dalla droga, alle armi ai soldi contraffatti, ai tradizionali corrieri che portavano pacchi di 10mila euro, consegnandoli agli acquirenti anche nelle autogrill. Dall’indagine è emerso che anche pachistani vicini a cellule terroristiche avrebbero acquistato in passato, a Milano, euro falsi con cui comprare poi armi. Secondo quanto riferito, gli euro contraffatti venivano venduti a pachistani nelle giornate di pioggia. In particolare, il falsario scendeva ad ogni fermata della metro e acquistava un ombrello da un ambulante pachistano pagandolo con una banconota falsa da 50 euro; indietro riceveva cinque euro vere. Spiega il colonnello Giovanni Salerno, capo del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli: “Il livello di perfezionamento delle banconote stava diventando con il tempo sempre più elevato. Il gruppo falsificava anche le banconote da 100 euro, ma era specializzato soprattutto in quelle da 20 e 50 euro, che sono più facilmente smerciabili”.


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