Festa della Liberazione, de Magistris: «Celebrarla non è mai retorico»

Festa della Liberazione, de Magistris: «Celebrarla non è mai retorico»

Festa della Liberazione, de Magistris: «Celebrarla non è mai retorico»

Per tutti i napoletani quella piazza a lui intitolata è il simbolo dell’eroismo. Fu Salvo D’Acquisto, vice brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, insignito di Medaglia d’oro al valor militare alla memoria a sacrificarsi il 23 settembre 1943 per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento delle truppe naziste durante la seconda guerra mondiale. Ieri in quella che tutti chiamano piazza Carità a Napoli nel settantaduesimo anniversario della Liberazione il sindaco Luigi de Magistris ha partecipato alle celebrazioni del 25 aprile deponendo una corona di fiori davanti alla stele in memoria di Salvo D’Acquisto. Alla cerimonia sono intervenuti i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle forze armate, oltre a una delegazione di partigiani ed ex internati nei lager nazisti. Il primo cittadino ha espresso orgoglio nel ricordare che «celebrare il 25 aprile non è mai retorico in generale, ma in particolare in questa città dove la Liberazione è nata ancor prima del 25 aprile, con le Quattro Giornate nel 1943». Così il sindaco, che ieri ha dapprima partecipato alla tradizionale cerimonia della deposizione di corone di alloro al Mausoleo di Posillipo. «Bisogna ricordare quello che ha significato la liberazione dal nazifascismo – ha aggiunto de Magistris – quanta gente è morta, quanti sono stati torturati e incarcerati e mai come in questo momento c’è bisogno di libertà, di fratellanza, di solidarietà, di uguaglianza e di liberazione di popoli che continuano a essere oppressi in diverse parti del mondo». «Io che faccio il sindaco di Napoli mi emoziono perché vedo come sono radicati in questa città i valori di libertà, fratellanza, uguaglianza e giustizia», ha ribadito. «Oggi (ieri per chi legge) si celebra la Liberazione ma Napoli è arrivata prima degli americani con le Quattro Giornate, dal 28 settembre all’1 ottobre 1943 con il suo popolo che si è liberato dall’esercito in quel momento più forte al mondo, quello nazista». De Magistris ha poi parlato con i rappresentanti dell’associazione degli internati nei lager, dell’Anpi e un partigiano di 95 anni. «Questa – ha spiegato – è la storia vivente che noi dobbiamo trasmettere ai nostri giovani. Mi hanno raccontato di quanto entusiasmo ci mettono a 90-95 anni ad andare nelle scuole. E questo è importante perché i programmi scolastici non sempre raccontano come si dovrebbe cosa è stato il ‘900, nelle cose positive e in quelle negative. Dobbiamo ricordare, mai come in questo momento dove c’è chi pensa ai campi di concentramento per omosessuali in Europa o chi considera i barconi della speranza come dei taxi del Mediterraneo. Ora c’è bisogno della testimonianza di veri uomini, che hanno lottato per la nostra libertà e quindi non ci si può non emozionare nella città delle Quattro Giornate». Non sono mancate le polemiche sull’organizzazione della manifestazione. Soprattutto per l’ordinanza del Comune che avrebbe dovuto garantire la chiusura della piazza al traffico e ad altre iniziative: il tutto è avvenuto in un maxi ingorgo, mentre i partigiani sono stati relegati in un angolo dalla presenza delle bancarelle. Sull’argomento è intervenuto duramente anche il presidente del Consiglio comunale Sandro Fucito.


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