Il business dei monnezzari. Cinque euro per avvelenare il Vesuvio

Il business dei monnezzari. Cinque euro per avvelenare il Vesuvio

Il business dei monnezzari. Cinque euro per avvelenare il Vesuvio

Dietro le strade lastricate di monnezza, tra i roghi tossici e le pattumiere che sfregiano il Vesuvio si nasconde un vero e proprio business criminale. Un affare d’oro gestito da monnezzari di professione. Gente che inquina e guadagna seminando morte e spazzatura in ogni angolo della provincia. 

E’ il dato, inquietante, che emerge dalle recenti indagini condotte dai carabinieri, in particolare a Terzigno (la città simbolo dell’inferno rifiuti). 

Indagini che aprono uno squarcio sul sistema di smaltimento illecito della spazzatura che ha trasformato il parco nazionale del Vesuvio in una enorme pattumiera a cielo aperto. Il sistema è semplicissimo. I monnezzari bussano alle porte di opifici tessili e aziende della zona proponendo un sistema di smaltimento a costi ridottissimi. La tariffa è fissa. Smaltire ogni bustone nero da 50 chili di spazzatura costa 5 euro. Quasi nulla rispetto ai prezzi proposti alle aziende dalle ditte specializzate. Incassati i soldi i monnezzari caricano la spazzatura su furgoni anonimi e nel cuore della notte si avviano lungo i sentieri che portano fino ai piedi del Vesuvio. La spazzatura – spesso anche rifiuti pericolosi – viene seminata, senza pietà, in ogni angolo della provincia. Una parte finisce ai piedi della statale 268 – la strada della morte e della monnezza che unisce i Comuni dell’area vesuviana – il resto finisce nelle periferie dimenticate di Terzigno, Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano, Ercolano e Ottaviano. Un affare da capogiro, una filiera criminale che vale centinaia di migliaia di euro all’anno nella sola zona vesuviana.

Con 400 bustoni di rifiuti tessili – in media ciò che viene prodotto nel giro di poche settimane da un singolo opificio – si può arrivare a mettere insieme oltre 2000 euro. Niente a confronto dei soldi che poi serviranno per le bonifiche delle aree inquinate. Insomma, dietro l’inferno della terra dei fuochi c’è una vera e propria filiera del crimine che ogni giorno avvelena i piedi del Vesuvio.


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