«Io perseguitata per 20 anni». Incubo sui Monti Lattari

«Io perseguitata per 20 anni». Incubo sui Monti Lattari

«Ti sparo in bocca con la pistola». Una minaccia che si è fatta sempre più incalzante e ha complicato la vita di Flavia (nome di fantasia), imprigionata in un incubo durato 20 anni. «Senza che facessi niente me lo sono ritrovato sotto casa. Sapeva il

«Ti sparo in bocca con la pistola». Una minaccia che si è fatta sempre più incalzante e ha complicato la vita di Flavia (nome di fantasia), imprigionata in un incubo durato 20 anni. «Senza che facessi niente me lo sono ritrovato sotto casa. Sapeva il mio nome e le mie abitudini, mi controllava e la mia paura è aumentata giorno dopo giorno», racconta la vittima di stalking che è riuscita a denunciare e far arrestare l’autore delle persecuzioni. «Mia figlia aveva appena sei mesi quando ho dovuto cominciare a temere per la mia sicurezza e per quella dei miei familiari. Non sono stata creduta dalle autorità a cui ho chiesto numerose volte aiuto. Nessun provvedimento era stato mai preso e io mi dovevo barricare tra le quattro mura di casa. La sua presenza si è fatta man mano sempre più costante, chiedeva di me alle mie amiche, ai miei parenti e anche ai miei figli – con le lacrime agli occhi Flavia spiega il dramma vissuto – Sembrava una fissazione passeggera ho tentato di ignorarlo ma era peggio. La situazione si è complicata, come se poi non lo fosse già, nell’ultimo anno. E’ diventato più aggressivo e sono cominciate minacce forti. Da Lettere lui raggiungeva Casola con un unico obiettivo: io. E’ stato spaventoso combattere con un pericolo e sentirsi sola, appoggiata soltanto dai familiari. Sapeva bene che ero sposata, tra noi non c’è mai stato nulla, mai una relazione intima né un rapporto di amicizia. Eppure – incalza Flavia, con la rabbia di chi chiede aiuto e non è creduta – senza volerlo sono diventata la sua ossessione. Arrivava sotto casa e cominciava a chiamarmi poi si masturbava, incurante se qualcuno o se i miei figli lo potessero vedere. Una storia che mi è crollata addosso e che, nonostante il suo arresto ha comunque lasciato dei segni indelebili. Continuo ad avere incubi, sogno che mi stringe le mani al collo e mi uccide. Provo una pena nei suo confronti ma ho temuto per la mia vita. Nessuno poteva accostarsi a me e quando mi vedeva parlare con uomini che non conosceva diventava geloso e, inevitabilmente, più pericoloso. Condanno me stessa per non saper ancora reagire a tutto questo male». Una storia difficile, che non ha lasciato segni sul corpo di Flavia per violenze fisiche, piuttosto un malessere interno che ha intrappolato la donna in un mondo parallelo fatto di incubi, paure e ansie.


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