Torre del Greco, la casta paralizza la città e svuota le casse del Comune: in fumo 90.000 euro in 8 mesi

Torre del Greco, la casta paralizza la città e svuota le casse del Comune: in fumo 90.000 euro in 8 mesi

Torre del Greco, la casta paralizza la città e svuota le casse del Comune: in fumo 90.000 euro in 8 mesi

Torre del Greco. L’indecoroso spettacolo andato in scena in consiglio comunale – sindaco ufficialmente assente in aula per questioni professionali e alleati pronti a disertare la seduta per mancanza del numero legale – rappresenta la punta dell’iceberg dell’immobilismo della squadra di governo cittadino, da otto mesi alle prese con una crisi senza fine. Una crisi innescata da guerre di poltrone e personalismi, capace di paralizzare qualsiasi attività della coalizione uscita vincitrice dalle elezioni del 2014. E a pagare per tutti – a dispetto dello slogan caro a tutti gli esponenti della maggioranza di palazzo Baronale – sono sempre i cittadini di Torre del Greco. Costretti a subire un danno economico in aggiunta alla beffa della mancata soluzione di decine di problemi lamentati a partire dall’ottobre del 2016.

L’immobilismo in aula
Al rientro dalle vacanze estive la frettolosa ammissione del sindaco Ciro Borriello di pensare alle future elezioni politiche ha scatenato una nuova faida tra gli alleati. Con due o tre pezzi da Novanta pronti a muovere le fila del malcontento generale per provare a scippare il posto da vicesindaco – ovvero sindaco in pectore al momento dell’addio al Comune dell’ex deputato di Forza Italia – alla first lady Romina Stilo. La stagione dei veleni sembrava essere arrivata al capolinea a dicembre, quando il primo cittadino azzerò la giunta per ottenere il sì al bilancio. La tregua durò un attimo, il tempo necessario a Ciro Borriello per confermare cinque assessori su sette. Fu l’inizio della fine per Torre del Greco: le attenzioni della casta furono dirottate dal classico “bene della città” agli interessi personali, in una guerra politica senza esclusione di colpi. La conseguenza naturale è stato l’immobilismo amministrativo, accompagnato da un costante boicottaggio delle riunioni in consiglio comunale.

La corsa ai gettoni
Alla brusca frenata sul fronte delle iniziative in favore della città non è corrisposto un identico stop nella corsa al gettone di presenza garantito dalla partecipazione alle sedute delle varie commissioni consiliare, diventate una sorta di passatempo per politici. Ma la “ludoteca” aperte a palazzo Baronale è costata cara alle casse dell’ente di largo Plebiscito. In otto mesi – a partire da ottobre 2016 – la casta del Comune si è messa in tasca complessivamente la bellezza di 88.000 euro lordi, alla media di undicimila euro e spiccioli al mese. In pratica, due pesi e due misure. Senza dimenticare i vari politici-lavoratori – a partire dal capo dell’assise Pasquale Brancaccio, riferimento di cinque colleghi di maggioranza – a cui il Comune deve riconoscere somme variabili tra i duemila euro e in 4.800 euro al mese a titolo di rimborso per le assenze sul posto di lavoro. Un vero e proprio salasso “ricompensato” con le indecorose manfrine capaci di paralizzare un’intera città.

twitter: @a_dortucci


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