Ex Molini a Torre del Greco, dietrofront del sindaco: «Sì alla vendita immediata»

Ex Molini a Torre del Greco, dietrofront del sindaco: «Sì alla vendita immediata»

Ex Molini a Torre del Greco, dietrofront del sindaco: «Sì alla vendita immediata»

Torre del Greco. I trenta giorni di speranza per scongiurare il rischio-vendita per gli ex Molini Meridionali Marzoli sono stati cancellati in dieci minuti. Spazzati via dalla ferma volontà del sindaco Ciro Borriello di imporre la propria linea di pensiero a tutti: maggioranza, opposizione e rappresentanti dei comitati civici. «Qui si fa come dico io, oppure possiamo rinunciare tout-court all’idea di individuare soluzioni alternative all’inserimento del complesso di via Calastro all’interno dei beni alienabili del Comune», il senso della sfida lanciata dall’ex deputato di Forza Italia durante il consiglio comunale dei veleni incentrato sull’approvazione dei debiti fuori bilancio. Concetti diametralmente opposti agli impegni assunti a metà marzo dal primo cittadino e capaci di scatenare la bagarre in aula: al termine di un serrato confronto, la rinuncia a portare avanti la manifestazione d’interesse destinata a un’eventuale valorizzazione dell’ex fabbrica del grano e la decisa accelerazione per la cessione degli immobili comunali ai privati.

La guerra sull’emendamento

A provocare lo strappo in consiglio comunale la differente “interpretazione” della promessa fatta da Ciro Borriello a opposizioni e semplici cittadini scesi in strada a difesa del patrimonio storico-architettonico di Torre del Greco. Il sindaco si è presentato in aula con la proposta di approvare la delibera con cui si inseriscono gli ex Molini Meridionali Marzoli nell’elenco dei beni alienabili del Comune, salvo dietrofront in caso di presentazione di concreti progetti di valorizzazione dell’incubatore a ridosso del porto. Diametralmente opposta l’interpretazione della minoranza, formalizzata in aula da Michele Polese: «L’accordo era di attendere l’esito della manifestazione d’interesse – le parole dell’esponente del Pd a palazzo Baronale – e solo successivamente, in caso di esito negativo, procedere all’inserimento nell’elenco dei beni alienabili». Considerato come il fattore tempo non giocasse a proprio favore, il sindaco si è imputato: «O si vota la mia proposta o si vota la delibera originaria», l’ultimatum del primo cittadino.

La votazione-farsa

Non potendo ritirare la proposta – la richiesta di ritiro dell’emendamento è arrivata a votazione in corso – il sindaco ha spinto gli alleati a votare contro il suo stesso emendamento per poi approvare il provvedimento con cui – in caso di offerte da parte dei privati – il Comune potrà valutare già a partire da oggi l’ipotesi della vendita.

Le accuse incrociate

«Abbiamo perso trent’anni per rilanciare gli ex Molini, non voglio spettare un minuto di più», la giustificazione di Ciro Borriello. «Dei trent’anni di cui parla, sette sono passati con lei sindaco – la replica di Michele Polese -. Trovo incredibile un’accelerazione del genere dopo tanto immobilismo. Dopo avere aspettato 7 anni senza fare nulla, si poteva regalare un ulteriore mese di speranza per salvare un simbolo della nostra città».

twitter: @a_dortucci


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