Deiulemar, l’ultima beffa dei vampiri: trattativa “al buio” con i risparmiatori

Deiulemar, l’ultima beffa dei vampiri: trattativa “al buio” con i risparmiatori

Deiulemar, l'ultima beffa dei vampiri: trattativa "al buio" con i risparmiatori

Torre del Greco. La trattativa salva-risparmiatori si trasforma in un affare al buio. E il tentativo di accordo tra obbligazionisti truffati e armatori falliti rischia di arenarsi. E’ l’ultima beffa del crac Deiulemar, il mega-fallimento da quasi 1 miliardo di euro capace di mandare gambe all’aria – nel 2012 – 13mila famiglie di obbligazionisti. 

Le scatole vuote 

Nei giorni scorsi la Curatela Fallimentare della società di fatto ha incontrato il comitato dei creditori della Deiulemar. Obiettivo: discutere dell’offerta transattiva promossa dagli imprenditori condannati – in primo grado – per bancarotta fraudolenta. Gli ex armatori hanno promesso di sbloccare il contenuto dei trust – le scatole cinesi sparse in giro per il mondo – in cambio di una tassa del 10% sul valore complessivo dei beni contenuti nei “pacchetti” finanziari. Una fetta di un tesoro di cui, però, nessuno conosce il reale valore. Il nodo è proprio questo. Gli armatori – alcuni dei quali diventati anche collaboratori di giustizia in questi anni – non hanno fornito dati certi sul contenuto dei trust. Un giochetto che non è andato giù ai rappresentanti dei creditori. Nei trust, come chiarito anche nel corso degli ultimi incontri pubblici tra Curatela e obbligazionisti, sono contenute le maggiori speranze dei risparmiatori di vedersi restituire i soldi investiti nelle casse dell’ex banca privata di via Tironi. 

«Fuori i soldi»

I rappresentanti degli obbligazionisti – in via ufficiosa – hanno deciso di presentare agli armatori falliti una richiesta di comunicazione scritta nella quale vengano specificati i valori reali dei beni mobili, immobili e finanziari contenuti nei trust messi sul piatto della trattativa. L’ennesimo intoppo che rischia di far saltare il tavolo degli accordi aperto per provare a velocizzare i tempi di acquisizione dei beni protetti dallo scudo dei paradisi fiscali. Tra questi anche il famoso trust di Malta, considerato uno dei più redditizi. Il valore stimato si aggira attorno ai 400 milioni di euro: quasi la metà dell’ammontare complessivo del debito accumulato dall’impresa nei confronti dei risparmiatori. 

Il gioco delle tre carte 

La scarsa chiarezza sul contenuto dei trust potrebbe nascondere – secondo i maligni – una vera e propria strategia da parte degli armatori. Finora le “garanzie” maggiori dal punto di vista della collaborazione sono state fornite dalla famiglia Della Gatta, una delle 3 dinastie che per decenni ha amministrato le sorti dell’impresa. Meno certezze, invece, sarebbero state offerte dai Lembo, mentre la famiglia Iuliano – gli eredi dello storico capitano Michele Iuliano – si sono già sfilati dal tavolo della trattativa per i trust. 

Il tesoro nei paradisi fiscali 

Dalle recenti inchieste sul fallimento della Deiulemar è emerso che le 3 famiglie a capo dell’impresa avrebbero seminato i propri tesori in giro per il mondo e in particolare nei paradisi fiscali. Dalle isole caraibiche al Lussemburgo, passando anche per Malta, un porto sicuro per i più grandi imprenditori del mondo, come dimostrato da una recente inchiesta sulla finanza creativa che coinvolge l’isola del Mediterraneo. Intrecci e “protezioni” fiscali che non hanno consentito a magistrati e investigatori di quantificare in maniera certa il valore commerciale dei beni e dei titoli nascosti nelle scatole cinesi della Deiulemar.


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