Portici, l’asilo nido invaso dai rifiuti: «A rischio la salute dei bambini»

Portici, l’asilo nido invaso dai rifiuti: «A rischio la salute dei bambini»

Portici, l'asilo nido invaso dai rifiuti: «A rischio la salute dei bambini»

 

Portici. L’anno scolastico volge al termine, ma – in concomitanza con l’avvicinamento dell’ultimo suono della campanella – il quarto circolo didattico sprofonda nel degrado e nell’abbandono.

Dalla scorsa settimana, infatti, ai piedi del cancello d’ingresso dell’istituto comprensivo giacciono in bella mostra cumuli di immondizia “arricchiti”  da erbacce e deiezioni canine. «Non saprei da dove iniziare per raccontare i problemi igienico-sanitari della zona – esordisce Elena, ex alunna dell’istituto e mamma di uno dei bambini che frequentano il quarto circolo di piazzale De Lauzieres -. Potremmo iniziare a raccontare dal cancello d’ingresso fino alle aule, ma dobbiamo per forza passare dalle feci di cane in ogni dove che ci costringono a fare lo slalom tutte le mattine. Poi dobbiamo fare quotidianamente i conti con l’immondizia perenne all’esterno della scuola, tra cui sacconi neri stracolmi e maleodoranti, ma soprattutto cocci di vetro e bottiglie di birra lasciate la sera prima da qualche comitiva che bazzica in zona».

Il problema è costante, ma si accentua con i primi caldi perché i cassonetti – sempre pieni di spazzatura – sono proprio a due passi dalle finestre delle aule e il cattivo odore arriva fino alle classi.

Il referente istituzionale dei genitori è diventato l’ex consigliere comunale Francesco Portoghese, pronto a segnalare in diverse occasioni al Comune e alla protezione civile la situazione di degrado e potenziale rischio per i bambini: «Resto perplesso davanti a queste scene perché è da circa 5 anni che la situazione va avanti tra alti e bassi, proprio come ora, che il degrado è diventato ingestibile – spiega Francesco Portoghese -. La cosa drammatica è che manca la tutela di un’area in cui tutti i giorni ci passano centinaia di bambini, costretti a scansare l’immondizia. Ho nuovamente segnalato il tutto alla protezione civile e all’ufficio ambiente, con la speranza di un rapido intervento».


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