Lo Stato lascia a piedi il boss-poeta di Torre Annunziata: confiscata la moto di Aldo Gionta

Lo Stato lascia a piedi il boss-poeta di Torre Annunziata: confiscata la moto di Aldo Gionta

Lo Stato lascia a piedi il boss-poeta di Torre Annunziata: confiscata la moto di Aldo Gionta

Torre Annunziata. Dopo aver strappato dalle mani dei boss case, ville e interi palazzi, lo Stato decide di lasciare a piedi il clan Gionta, la storica cosca criminale di Torre Annunziata. Nel lungo elenco dei beni confiscati in giro per il mondo al clan dei Valentini c’è, infatti, una new entry. Un motorino nuovo di zecca che per qualche settimana avrebbe fatto su e giù tra le strade della periferia siciliana. Il proprietario ha un nome che non passa inosservato. Si tratta di Aldo Gionta, 45enne e figlio di Valentino Gionta, il padrino fondatore dell’organizzazione criminale che “abitava” – prima dello sfratto forzato – a Palazzo Fienga. 

Lo scooter – un normale SH 125 – è stato oggetto di un provvedimento di confisca reso definitivo dalla Cassazione. Nei mesi scorsi l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Confiscati alle mafie, ha deciso di assegnare l’ex motorino del boss poeta di Torre Annunziata agli agenti della Questura di Siracusa. Lo scooter verrà usato dai poliziotti per stanare i mafiosi che hanno ereditato lo scettro di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Una regione, la Sicilia, molto cara al rampollo del clan di Torre Annunziata. Nel 2014 Aldo Gionta fu arrestato proprio al porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Era in fuga da mesi e voleva imbarcarsi su una nave diretta a Malta, paradiso fiscale e “porto sicuro” anche per un capoclan del suo calibro. Una fuga interrotta dai carabinieri di Torre Annunziata che riuscirono a identificarlo nonostante il tentativo del boss di camuffarsi. Con se Gionta aveva un documento falso e da latitante avrebbe “parlato” ai suoi affiliati proprio come faceva Provenzano: con i pizzini. 

Messaggi recapitati a soldati parenti e in particolare a suo figlio Valentino jr, per divulgare il verbo della camorra. Alcuni dei suoi messaggi sarebbero finiti anche nelle canzoni dei cantanti neomelodici. Il boss poeta – con la passione per la musica – è così finito dietro le sbarre, recluso al regime del carcere duro nel penitenziario di Milano. Un posto in “prima fila” per assistere al declino del clan che suo padre ha fondato negli anni ‘70 stringendo legami e rapporti capaci di estendersi fino al cuore della mafia siciliana. E oggi per stanare i vecchi alleati di famiglia verrà usato proprio lo scooter del boss poeta. L’ultimo schiaffo dello Stato alla malavita di Torre Annunziata.


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