Gestione rifiuti a Torre Annunziata: fango e veleni tra i candidati

Gestione rifiuti a Torre Annunziata: fango e veleni tra i candidati

Gestione rifiuti a Torre Annunziata: fango e veleni tra i candidati

La gestione dei rifiuti diventa terreno di battaglia e infiamma la campagna elettorale. Vincenzo Ascione ha attaccato Ciro Alfieri e uno dei suoi «sponsor» politici, l’avvocato Massimo Lafranco, che ha replicato al comunicato al vetriolo diffuso in mattinata dal candidato sindaco della continuità.

Le accuse di Ascione. «Ai cittadini non raccontiamo bugie. Sulla PrimaVera occorre fare chiarezza. La società in house ha ereditato un costo complessivo dei servizi pari ad 8 milioni dalla Multiservizi di quando Alfieri era vicesindaco e Lafranco era presidente della partecipata. Il costo è sceso a 7 milioni di euro, senza contare che il servizio di pulizia degli uffici del Tribunale è raddoppiato rispetto agli anni precedenti per l’entrata in funzione della seconda torre della struttura giudiziaria. In più abbiamo dato la possibilità a 300 giovani di entrare nel mondo del lavoro, seppur con contratti a tre mesi».

La replica di Lafranco.«Da presidente della Multiservizi ho ereditato una società morta e in liquidazione. Il passaggio alla Prima Vera è stato uno scempio economico e metterà in ginocchio le casse di Palazzo Criscuolo. Intanto il Comune ha dovuto riconoscere la revisione dei prezzi a distanza di 4 anni e ha dovuto saldare i debiti con i soci privati della Multiservizi per evitare falliment0 e bancarotta. L’unica fonte della Multiservizi era la gestione dell’igiene urbana e i parcheggi comunali, smistandoli alla Prima Vera hanno tolto le uniche fonti di guadagno che avrebbero permesso alla partecipata ora in liquidazione di saldare i debiti con l’erario. Io dico che sono stati sottratti beni». Lafranco punta l’indice contro l’amministrazione uscente e spiega perché, secondo lui, «la Prima Vera sta accumulando debiti incamminandosi alla morte». L’ex presidente di Multiservizi sottolinea, atti alla mano, «una gestione di 7 milioni di euro portata avanti con il doppio dei dipendenti rispetto al passato, quando si raggiunse il 73% della differenziata che innescarono un circolo virtuoso con costi bassi di smaltimento e ditte che offrivano un ribasso del 20% ottimizzando il servizio». 

Il nodo assunzioni. Sul terreno del dibattito finiscono anche le assunzioni con il sorteggio. Ascione scrive di 300 opportunità regalate ai giovani, Lanfranco invece accusa l’amministrazione di aver discriminato chi, nonostante avesse effettuato un percorso riabilitativo, ha avuto in passato problemi con la giustizia. «Un atteggiamento settario che va contro i principi della cultura democratica. Chi ha pagato per gli errori commessi non può essere emarginato, perché in questo modo lo si spinge di nuovo tra le braccia del crimine».  

Le pulizie nel tribunale. Ad oggi il servizio di pulizia della Prima Vera viene effettuato senza contratto all’interno del Palazzo di Giustizia. Oggettivamente un controsenso. Il Comune ha pubblicato due bandi, entrambi andati deserti. L’unica toppa di “legalità”, al momento, è rappresentata dalla logica delle proroghe, l’ultima delle quali appena concessa alla Prima Vera. Un sistema che solleva il ministero dalle responsabilità economiche che gravano invece sulle casse del Comune più o meno come una “spesa straordinaria”.

La grana bilanci. La Multiservizi in liquidazione custodisce il poco invidiabile record di bilanci non approvati. Ne sono sei. Dal 2011 ad oggi. Lafranco tuona: «Il sindaco uscente dovrebbe spiegare perché non ha mai voluto approvare i bilanci della società a partire dal 2011: la verità è che avrebbe dovuto riconoscere i suoi disastri che invece sono stati evidenziati dal consulente tecnico nominato dal Tribunale». Secondo lo “sponsor” di Alfieri, esiste poi un altro tema caldo che si ripercuoterà sul Comune. «La Multiservizi aveva un capitale sociale di un milione e mezzo, che garantiva una certa tenuta sul mercato, la Prima Vera, invece, vanta un capitale di appena 20mila euro: una differenza sostanziale che alla lunga non fornirà alcuna garanzia».

Le cartelle.Ascione ha accusato Alfieri di raccontare bugie agli elettori sul fronte della gestione della Multiservizi. «La PrimaVera ha chiuso con un avanzo di bilancio di 290 mila euro nel 2016 che ha permesso una riduzione della tassa sui rifiuti del 12%». Un risultato che Lafranco contesta gettando altre ombre: «Sappiamo che le cartelle che si stanno mettendo a ruolo hanno cifre esorbitanti, eppure raccontano di riduzione di costi e di vittorie sul fronte della lotta all’evasione. Qualcosa non torna». La cifra complessiva che il Comune punta ad incassare sarebbe vicina ai 10 milioni, «molto più corposa di quella messa in cantiere negli anni precedenti».

Il salvagente di Starita. Nella polemica sulla gestione rifiuti irrompe anche Vincenzo Sica, ex direttore generale dell’ente ed ex candidato a sindaco “anti-Starita”. Fu chiamato alla guida della Multiservizi nel gennaio 2010. Allora, «Starita aveva abbandonato la società e attendeva che fosse dichiarata fallita. Nel maggio del 2010 abbiamo messo in campo un’operazione di salvataggio dopo il disastro della gestione Starita, eppure oggi il sindaco uscente e il suo candidato provano a ribaltare la realtà. Solita logica del Pd sfacciato e insolente che cuce menzogne provando a scaricare su altri le proprie responsabilità gravi».

Il consulente di Borrelli. Ascione ha voluto sottolineare che l’amministratore unico della Prima Vera, Carmine Borrelli, non ha mai avuto un consulente personale, così come ha affermato Ciro Alfieri. Ora Lafranco incalza e chiede. «Ascione dimentica l’apporto professionale di Alfonso Malacario, predecessore dello stesso Borrelli. Mi risulta – dice – che rappresenta un prezioso sostegno professionale con un incarico che durerà per alcuni anni. Questi sono i fatti, le bugie hanno le gambe corte».


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