Gaucho, uno scugnizzo nella capitale. “Racconto Napoli con le mie vignette”

Gaucho, uno scugnizzo nella capitale. “Racconto Napoli con le mie vignette”

Guacho, uno scugnizzo nella capitale. "Racconto Napoli con le mie vignette"

Disegna di notte e si definisce “un napoletano nel corpo di un romano”. La sua passione per Napoli nasce con Maradona e diventa amore quando visita la città. Città che Marco Gaucho Filippi, MGF, racconta – dalla politica ai fatti di nera – sulle prime pagine di Metropolis nella sua rubrica “Satira sospesa”, in tutte le sue contraddizioni. Sabato primo luglio sarà possibile vederle o rivederle tutte, alzando gli occhi al cielo: le vignette saranno stese come panni tra i balconi della Sanità, in occasione della Notte Bianca.

Marco Gaucho Filippi, un romano che racconta Napoli, come è possibile?

“La mia passione per Napoli è nata quand’ero piccolo, con Maradona, ero pazzo di lui: a sette anni mi volevo fare l’orecchino per imitarlo. Ero l’unico in famiglia, ed ancora oggi, a tifare Napoli, tanto che mio zio mi diceva di non esultare durante le partita sennò non mi avrebbe più invitato a cena. La passione è cresciuta con De Filippo, De Crescenzo, leggendo Erri De Luca ed è diventata amore per la città. Quando l’ho visitata per la prima volta è stata incredibile l’empatia con la gente, con i luoghi, la musicalità della lingua, insomma lo dico anche se suona strano: oggi mi sento a tutti gli effetti un napoletano nel corpo di un romano”.

Dallo sportello anti insulto alle telecamere alla Sanità, al di là dell’attuaità c’è un fil rouge nelle sue vignette sulla realtà napoletana?

“Sì, ho scelto di essere una spina nel fianco per Napoli, ma non intesa come qualcosa che sta lì per provocare dolore, ma per ricordare quel dolore in modo tale che la città possa riuscire a curarlo. Per scuotere Napoli, soprattutto sui fatti di camorra”.

Come è stato accolto il suo lavoro?

“Bene. Tantissimi napoletani mi scrivono sui social e spesso mi piace incontrarli, andarli a trovare. Chi fa satira sa che è impossibile ottenere il cento per cento dei consensi e l’obiettivo è toccare, colpire. Difficile capire quindi se va bene quando una tua vignetta piace o quando la criticano”.

Il primo luglio la mostra “Rione Satirà”, qualche anticipazione?

“Le vignette satiriche saranno esposte a via Sanità, a pochi passi dalla piazza, appese con delle mollette ai balconi, come fossero panni stesi. Si tratta di una raccolta delle vignette pubblicate sull’Espresso e Metropolis, riguardanti diversi temi d’attualità e cronaca. L’anno scorso la mostra alla biblioteca del padre di Annalisa Durante “MGF, il guitto velato” è stata un’esperienza, soprattutto umana, indimenticabile. Ci tenevo a tornare a Napoli così ho voluto e cercato un evento, sempre per quell’occhio di riguardo che ho per la città e che la collaborazione con Metropolis ancora di più mi ha dato l’opportunità di trasformare in critica sociale, sempre dalla parte dei più deboli”.

Charlie Hebdo ha diviso il mondo, qual è la sua idea in merito ai limiti della satira?

“Credo che la satira non debba avere limiti, né padroni e padrini, deve essere sempre libera. Perciò mi piace lo stile di Charlie Hebdo e per questo non faccio mai una vignetta su commissione o in cui mi si chiede anche solo di accarezzare una determinata idea, le ho sempre rifiutate. Esprimo la mia opinione e a scopo sociale: una vignetta deve uscire dal foglio, avere un peso politico, graffiare”.

Come ha iniziato a fare il vignettista?

“Sono un autodidatta. Ho iniziato da adolescente, non so neanche se definirmi un vignettista, faccio un altro mestiere nella vita. Scrivo poesie, racconti e la notte disegno per passione. Ho cominciato collaborando con il giornale “La rinascita della Sinistra”, diverse testate locali. Ho inviato un centinaio di richieste, di cui una all’Espresso nel momento giusto e così è nato il blog Riso Avaro”.

Ci sono delle vignette a cui è particolarmente legato?

“Di sicuro la prima vignetta cartacea, proprio sulla tragedia Charlie Hebdo, pubblicata in un numero speciale dell’Espresso. E poi quella su Maradona che oggi si trova al bar Nilo a Spaccanapoli accanto all’altare dedicato a Maradona: in un certo senso posso dire che sono riuscito a stare alla destra della Mano de Dios”.

Ha ‘colpito’ spesso il Pd: che idea si è fatto del partito napoletano?

“Dalle monetine ai filmati delle primarie, fino alle inchieste sui migranti al voto, sono basito sia dall’assenza dei controlli, sia dalla mercificazione del voto, che esiste ed è possibile anche per la rassegnazione dei cittadini nei confronti della politica che non ha saputo dare risposte”.

E di de Magistris e de Luca?

“De Magistris è un sindaco adatto per il centro di Napoli e il lungomare, forse per calcolo politico si è costruito una città-castello tra turisti e manifestazioni. Interviene a via Toledo e a via dei Mille, ma nelle periferie non c’è e quando arriva lo fa tardi e male. De Luca è una continua fonte di ispirazione. Più che un governatore un elettricista, che ad ogni morto annuncia telecamere. Un uomo politicamente troppo selvaggio nei modi e padronale”.

Una curiosità: Gaucho, perché?

“Un soprannome che mi hanno dato perché amavo Maradona e quindi ovviamente anche l’Argentina”.


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