Vittima di stupro a Pimonte, il papà: «Ora rispetto e silenzio»

Vittima di stupro a Pimonte, il papà: «Ora rispetto e silenzio»

Vittima di stupro a Pimonte, il papà: «Ora rispetto e silenzio»

Ancora Pimonte, ancora frecce avvelenate, ancora accuse e capri espiatori per tenere accesi i riflettori sul caso di stupro di gruppo di minorenni nei confronti di una coetanea. E’ accaduto un anno fa, ma ancora se ne parla. A farne le spese non è il sindaco Michele Palummo e la sua espressione “bambinata” ma la vera vittima resta “ancora” la 16enne. «Chiedo rispetto e silenzio. Sono state divulgate notizie in modo non corretto. Adesso dimenticateci». A difendere la minorenne a spada tratta è il papà, che affida le parole al parroco don Gennaro Giordano. «E’ stato svolto un lavoro eccellente da parte delle associazioni attive in paese. Ringrazio chi è riuscito a dare coraggio a mia figlia. Lei è felice e non sta scappando. Ora è giunto il momento di mettere la parola fine – fa sapere il papà di Paola (ndr) – Fine anche sulle parole pronunciate dal sindaco sulle quali non mi pronuncio, anche avendo un’opinione personale». A farsi portavoce del grido disperato della famiglia è don Gennaro Giordano, rettore della chiesa San Michele, che ha tentato di sensibilizzare tutti sul delicato argomento. Ma nella bufera mediatica è rientrato a pieno titolo anche il prete. «L’intervista per la trasmissione L’Aria che tira, andata in onda su La7, non era completa. La mia parte è stata tagliata e ne è venuto fuori un paese dove è stato fatto del male. Cittadini etichettati come “omertosi”. E una famiglia che si è ritrovata ancora una volta a fare i conti con un dolore – contesta don Gennaro – Dal primo giorno, dopo l’accaduto, ho parlato con i genitori della ragazza per avere l’autorizzazione di aiutarla. Così è stato fatto. Non si cancella quello che è successo, ma si cerca di riprendersi la dignità. La famiglia vuole essere lasciata in pace. Partiranno in settimana, per necessità. Sono stati in silenzio senza esprimere nessun giudizio mentre il mondo li ha tirati in ballo ancora una volta. Si spengano i riflettori, per il bene della ragazza e di tutta la comunità». Paola non è stata reclusa e tenuta nelle quattro mura domestiche. Paola si è integrata nuovamente nella società, in quel piccolo paese di 6mila anime dove ha ricevuto del male ma anche del bene da parte della associazioni Soloperamore, Giovanni Paolo II e Lunarmonica. Una ferita che era in via di guarigione e che è stata riaperta dalla gaffe del sindaco Michele Palummo che ha paragonato lo stupro dei baby-orchi a una “bambinata”. Espressione che ha colpito soprattutto chi continua a guardare negli occhi una minorenne abusata e deve farle capire che lei non ha colpa e che la violenza, in tutte le sue forme, va punita e non è una cosa da poco, non è una “bambinata”.


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