PD, la difesa dei morosi. Bossa: “Perseguitati per ripicca. Non pago”

PD, la difesa dei morosi. Bossa: “Perseguitati per ripicca. Non pago”

PD, la difesa dei morosi. Bossa: "Perseguitati per ripicca. Non pago"

“Perseguitati” per ripicca, “poveri” con uno stipendio netto di circa 10mila euro al mese e con nessuna intenzione di pagare “personale di troppo e sprechi nel partito, per colpa di altri”. Così si difendono i parlamentari campani morosi con il Pd per migliaia di euro, dopo l’annuncio del segretario provinciale, Venanzio Carpentieri d’accordo con la segreteria regionale, guidata da Assunta Tartaglione, di rendere pubblici i loro nomi sulla pagina Facebook del partito se non regolarizzeranno entro agosto i conti, adottando così la linea dura del partito nazionale. In cima alla lista degli evasori che non hanno versato il contributo di circa 1500 al mese e che serve a pagare le spese del partito locale – utenze e dipendenti –, c’è Luisa Bossa, deputata Pd passata al Movimento Democratico e progressista . Miss morosità non ha dubbi c’è un disegno politico: “C’è poco da commentare – dice – mi perseguitano perché ho lasciato il partito. Sui soldi stanno dando la morte a me e a tutti quelli di Mdp”. Cospirazioni democrat a parte, secondo la relazione del tesoriere, Giovanni Iacone, Bossa deve migliaia di euro al Pd provinciale e regionale. “Non è assolutamente vero, mi addebitano ancora 20mila euro, ma non so da dove tirano fuori questa somma. Ho versato ben 140mila euro, tra partito nazionale e locale, soldi con cui mi sarei potuta comprare un appartamento. Ho pagato fino a febbraio rateizzando, poi sono passata a Mdp”. Versione diversa quella fornita dalla tesoreria locale per cui la componente della Commissione Antimafia, avrebbe smesso di pagare molto prima, quando ancora era del Pd. Più che difendersi contrattacca il parlamentare Pd, Simone Valiante. Sono 185 i dipendenti del partito nazionale che rischiano la cassa integrazione perché – è l’accusa – gli onorevoli non versano il contributo. “Non spetta a noi pagare – replica Valiante -, ma a quelli che prima hanno fatto assumere più impiegati del fabbisogno reale al partito nazionale e poi magari hanno votato anche per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Li chiedessero a loro i soldi per sostenere un numero così elevato e ingiustificato di dipendenti”. Al di là di questo, restano i 75mila euro che Valiante deve al partito. “I dati abusivamente divulgati non corrispondono al vero” spiega raccontando che proprio ieri il tesoriere nazionale, Francesco Bonifazi gli ha anche chiesto scusa. Quindi il partito dà i numeri? “C’è stato un errore devo esattamente la metà e sto rateizzando in cinque anni – aggiunge – così come altri 150 parlamentari. Non abbiamo tutta questa disponibilità economica”. Eppure lo stipendio ammonta a 10mila euro netti al mese. “Sì, ma quando ci candidiamo dobbiamo versare 40mila euro, a cui si aggiungono 2mila euro ogni mese tra partito nazionale e locale. Inoltre pago anche duemila euro per i miei 3 collaboratori alla Camera ogni mese”. Effettivamente restano 6500 euro. Soltanto.


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