Il Lacryma Christi scampato alle fiamme premiato in Francia

Il Lacryma Christi scampato alle fiamme premiato in Francia

Il Lacryma Christi scampato alle fiamme premiato in Francia

«Abbiamo rischiato di ricevere un premio importante con una vigna distrutta. Invece abbiamo messo in campo tutte le nostre forze per difendere la nostra tradizione». Lo dice con un pizzico di orgoglio Nando Ambrosio, titolare della vigna che porta il suo cognome, produttore del Lacryma Christi del Vesuvio. Il giovane imprenditore ha ricevuto la medaglia d’oro per il suo vino al concorso internazionale “Gilbert & Gaillard”. La gold medal per la “Wine Guide 2018” è andata al Lacrymanera 2014 di Vigne Ambrosio, Lacryma Christi del Vesuvio Doc. Premiato dunque il lavoro di qualità fatto da un imprenditore (socio Coldiretti) che ama profondamente la sua terra. La cantina Vigne Ambrosio di San Giuseppe Vesuviano ha avuto l’onore di fornire il vino a Papa Francesco nello scorso Natale. Una curiosità riguarda uno dei vigneti dell’azienda, che insiste su un terreno dove si ha notizia storica della coltivazione della vite fin dal 79 d.C. Il Lacryma Christi del Vesuvio DOP è il vino più antico d’Italia. E gli incendi che hanno distrutto il Vesuvio hanno rischiato di fermare la produzione. 

«Siamo una delle poche aziende che si è riuscita a salvare, ma per volontà nostra. Non potevamo lasciare i nostri vigneti in balia delle fiamme – spiega Nando Ambrosio – Muniti di cisterne abbiamo difeso le vigne, giorno e notte per tenere lontane le fiamme che avevano accerchiato i terreni. E’ stata dura. Purtroppo la maggior parte delle aziende non ce l’ha fatta. E anche l’acqua salata dei canader ha essiccato le coltivazioni».

Dopo la fatica poi è arrivato l’ambito riconoscimento: «E’ stata una telefonata da Parigi ad annunciare il premio, ma non è il primo – continua Nando Ambrosio – Non è il primo riconoscimento, ma questa attestato è stato rilasciato da uno dei più importanti enti di degustazioni vini a Parigi». 

Quella di Ambrosio è «un’attività di famiglia, che va avanti da generazioni». C’è stato solo qualche anno di stop, poi è stato proprio Nando a far ripartire l’azienda: «Per passione ho deciso di ricominciare, studiando e cercando di valorizzare il nostro territorio. La nostra azienda ospita anche giovani che vogliono affacciarsi nel settore attraverso stage. 

La storia del Lacryma Christi del Vesuvio è accompagnata da numerose leggende. La più famosa narra che Lucifero, nella sua discesa agli inferi, portò con sé un pezzo del paradiso. Gesù, riconoscendo nel golfo di Napoli quanto gli era stato sottratto, pianse abbondantemente. Dalle sue lacrime nacque miracolosamente la vite del Lacryma Christi. I vini del Vesuvio erano già famosi e richiesti all’epoca dei Romani, allorché buona parte della produzione veniva riservata. Il poeta Marziale in uno dei suoi epigrammi ne decanta l’essenza e la bontà: “Haec iuga quam Nysae plus Bacchus amavit (Bacco amò queste colline più delle sue native colline di Nisa). Gli ultimi scavi archeologici, effettuati nella valle vesuviana adiacente al fiume Sarno e risalenti a 4000 anni fa, hanno portato alla luce notevoli testimonianze circa gli antichi processi di vinificazione. All’epoca il vino serviva come merce di scambio per altri prodotti utili per il vivere quotidiano. Secondo Aristotele la tradizione enologica vesuviana risale ai Tessali i quali, essendo emigrati dalla natia Grecia, si stabilizzarono nelle nostre terre, ove impiantarono le primi viti sul Vesuvio. Nell’anno 1000 d. C. il Lacryma Christi veniva prodotto soltanto da alcuni monaci, il cui monastero sorgeva alle falde del Vesuvio. Durante il Medio Evo i Gesuiti si impadronirono di tutti i terreni adiacenti al vulcano, diventando in tal modo gli unici produttori e custodi del sacro vino Lacryma Christi. Alla fine del 1700 e nei due secoli successivi numerosi premi e riconoscimenti venivano tributati ai produttori del Lacryma Christi vesuviano in occasione della fiera universale di Parigi.


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