L’operaio rivoluzionario che sfida i colossi: “Sindacati e sinistra ci hanno svenduto”

L’operaio rivoluzionario che sfida i colossi: “Sindacati e sinistra ci hanno svenduto”

L'operaio rivoluzionario che sfida i colossi: "Sindacati e sinistra ci hanno svenduto"

Pelle bruciata dal sole dopo 3 giorni sulla gru a 40 gradi per protestare contro il licenziamento di 4 operai Hitachi. T-shirt, capelli e barba grigi: il sindacalista-rivoluzionario che posta Che Guevara su Facebook è un operaio di Sant’Anastasia di 50 anni con alle spalle un decennio di lotte e quasi un lustro da licenziato per aver impiccato un manichino con il volto di Sergio Marchionne. «Ho capito qual è il tallone di Achille dei padroni, so dove colpirli e per questo mi sono dato un compito nella vita: ridare dignità agli operai». Mimmo Mignano guarda la gru di piazza Municipio, la sua arma di lotta: «In due anni l’ho occupata 2 volte: abbiamo sconfitto Marchionne e stiamo per piegare Hitachi. Saliamo lassù come atto di forza, e quando non saremo più 4, ma 400, allora per i padroni saranno guai».  Tante le vertenze di lavoro nella sua agenda. Da quando Mimmo ha vinto la sua contro il colosso dell’auto, qualcosa ha cominciato a cambiare. «Tanti operai hanno cominciato a contattare me e gli altri compagni della vertenza Fiat chiedendoci una mano, siamo diventati come pompieri» Gli operai della Hitachi, come fecero loro, hanno montato una tenda fuori la fabbrica. «Si sta creando un movimento, è la prova che la lotta dura funziona e la resistenza che negli anni Ottanta si faceva con gli scioperi e le occupazioni, non è morta». Mimmo come scrivono su Facebook ha la “pelle dura”. Sua figlia ha 10 anni: gli stessi anni che ha combattuto contro la Fiat. «Ne ho passate di brutte da quando ho deciso di fare battaglia, ma la mia vita sarebbe stata pessima anche lavorando 8 ore sulla catena di montaggio a ritmi impossibili. Ho trovato la forza, non lo faccio per interessi personali, ma perché se non ci difendiamo noi non lo fa nessuno». L’amarezza si impasta con la rabbia. «In 30 anni hanno smantellato il movimento operaio, hanno fatto credere che non c’era più. La sinistra è scomparsa dalle fabbriche. Partiti e sindacati si sono venduti ai padroni, abbandonando gli operai». I licenziamenti di massa, gli abbassamenti dei salari e gli aumenti dei ritmi lavoro, la deportazione degli operai. «Vorrebbero sostituire lavoratori più anziani con interinali, carne fresca con pochi diritti». Complici i sindacati. «Fanno i loro interessi. Ormai c’è una spaccatura tra operai e sindacato confederale e ci riprenderemo ciò che ci hanno tolto per anni». Non starà a guardare il sindacalista rivoluzionario di Sant’Anastasia che vive a Somma. La prossima causa è già alle porte: quella degli operai Alenia. Lui sogna il partito operaio e ha lanciato la sua provocazione alle comunali di Napoli. «Presentai la lista al Gambrinus e mi dissero che un operaio non può stare nel salotto buono di Napoli. Io non mi sento di serie b, sogno la bella vita anche per gli operai che oggi prendono 1.100 euro». Un pensiero va a Vincenzo De Santis, operaio di Torre Annunziata con le mani tranciate in fabbrica. «Voglio incontrarlo, gli sono vicino». Intanto abbraccia i suoi compagni di lotta. «Noi restiamo in trincea», anche a venti metri d’altezza, sotto il sole con la pelle che brucia.


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