Terremoto Ischia, 2 morti, 2.600 sfollati. La storia di Ciro 11 anni, che ha salvato il fratellino Mattias

Terremoto Ischia, 2 morti, 2.600 sfollati. La storia di Ciro 11 anni, che ha salvato il fratellino Mattias


“Quando e’ crollato tutto ho abbracciato mio fratello e poi quando sono arrivati I soccorritori l’ho spinto fuori per primo”. Lo ha raccontato, a quanto apprende , Ciro Marmolo, il bimbo di 11 anni imprigionato dalle macerie della sua casa con il fratellino Mattias, ai sanitari che lo stanno curando.  “E’ stato Ciro a salvare il fratellino Mattias. Dopo la scossa lo ha preso e lo ha spinto con lui sotto al letto, un gesto che sicuramente ha salvato la vita a entrambi. Poi con un manico di scopa ha battuto contro le macerie e si e’ fatto sentire dai soccorritori”. E’ commosso il comandante della Tenenza di Ischia della Guardia di Finanza, Andrea Gentile, nel riferire il racconto di uno dei soccorritori dei vigili del fuoco entrato in azione per salvare i bimbi dalle macerie. Dopo aver trascorso l’intera notte sotto le macerie della loro casa crollata per il sisma ad Ischia, i piccoli Ciro e Mattias Marmolo sono arrivati in stato di disidratazione all’ospedale Rizzoli di Ischia. I medici, guidati dal primario della pediatria Giuseppe Parisi, li stanno percio’ sottoponendo ad una terapia reidratante. Chi ha avuto modo di vederli racconta pero’ che Mattias, 8 anni, ha subito mostrato un grande appetito e ha chiesto di mangiare un panino.Il ricordo di queste ore sara’ un trauma indelebile per i fratellini salvati da sotto le macerie del terremoto a Ischia. Ma curabile. Per il piccolo Mattias e il fratello Ciro, fondamentale e’ stato il contatto che si e’ stabilito subito con i soccorritori. A evidenziarlo e’ Roberto Ferri, vicepresidente della Societa’ Italiana di Psicologia dell’Emergenza. “Per fortuna non risulta infatti che ci sia stato un periodo in cui i piccoli sono stati lungamente isolati. In quei momenti e’ importante la capacita’ relazione e comunicativa del soccorritore, che ha il compito di rassicurare – rileva Ferri – il problema sara’ il trauma successivo che lascera’ tracce a lunghissimo termine, ed e’ fondamentale un’azione di sostegno da parte dei genitori, ma nel complesso di tutta la comunita’”. “Questo evento rimarra’ un ricordo indelebile per i bambini – aggiunge l’esperto – ma non e’ grave. Dobbiamo evitare che ci sia una manifestazione di ansia generalizzata, tutti i giorni, che possa poi incidere sulla qualita’ della vita, sul comportamento, sull’attivita’ relazionale e sociale”. Il ritorno alla serenita’ si basa su alcuni capisaldi. “I bimbi – prosegue Ferri – hanno una grande capacita’ di recupero. Hanno maggiore capacita’ di superare il trauma, ma e’ fondamentale che non venga nascosto. Che le emozioni non vengano nascoste, che ci sia una condivisione, che il mondo degli adulti si avvicini a quello dei bambini e riesca in qualche modo a condividere queste emozioni. Perche’ altrimenti resta un macigno e potrebbero esserci dei problemi anche di tipo comportamentale con il tempo”. Ferri sottolinea infine che la situazione andra’ seguita e che in ogni caso “la comunita’ e’ una risorsa, che consente poi al bambino e alla famiglia, attraverso una rete di protezione, di superare gli effetti negativi del trauma”


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