Artuso, lo storico giornalaio sfrattato: “Ridatemi la mia edicola”

Artuso, lo storico giornalaio sfrattato: “Ridatemi la mia edicola”

Artuso, lo storico giornalaio sfrattato: "Ridatemi la mia edicola"

Quell’edicola era tutta la sua vita. Il suo ossigeno. L’ha curata per anni, dal lontano 1995. Peppe Artuso, storico edicolante di Pompei, non immaginava che un destino crudele gli avrebbe negato la possibilità di continuare quello che rappresentava più di un semplice lavoro. Passare le giornate tra le quattro mura del suo tempietto era quasi un toccasana. Ha trascorso stagioni a fornire informazioni ai turisti e a “servire” i cittadini della città mariana tra riviste, giornali e altri articoli. Fino a quando ha dovuto cedere a un esilio “forzato”. Schiacciato e vittima di vecchie scelte politiche e amministrative sbagliate. L’inizio del calvario risale al 2009, anno in cui il punto vendita di giornali e riviste viene delocalizzato. Da Piazza Bartolo Longo a Piazzale Schettini. Artuso percepisce subito che quel progetto è fallimentare e che avrebbe potuto influenzare negativamente la sua attività. Non si sbaglia. Piazzale Schettini, che avrebbe dovuto ospitare un fantomatico polo artigianale, in realtà mai nato, è tuttora una zona fantasma. Così come diventerà la sua edicola, chiusa lo scorso maggio dopo una serie di raid che si sono succeduti nel giro di poche settimane. Adesso lo storico edicolante di Pompei, un tempo un punto di riferimento per molti cittadini col suo chioschetto a Piazza Bartolo Longo, è costretto a lavori saltuari. Ha famiglia, naturalmente. E proprio per questo ha deciso di non mollare. Ha protocollato una richiesta di incontro al nuovo sindaco di Pompei, Pietro Amitrano. Vuole portare a conoscenza la sua storia così da provare a tornare a svolgere la sua attività. Ma stavolta non a Piazzale Schettini, dove s’è consumato il suo calvario. Artuso sogna un’edicola a Piazza Bartolo Longo, come 22 anni fa. «Non sono pochi i pompeiani che sperano che l’edicola possa ritornare in piazza. Hanno bisogno di un chiosco per la vendita di giornali al centro della città – dice Artuso -. Per oltre 25 anni ho fatto il giornalaio a Piazza Bartolo Longo, sono stato l’ultimo esercente costretto ad andar via da Piazzale Schettini. Al Palazzo, tutti, sapevano benissimo che Piazzale Schettini era un luogo degradato e fallimentare. Tutta la vecchia amministrazione, nonostante le mie richieste d’aiuto, ha ignorato il problema. Mi sono ritrovato solo, come lo sono adesso. Per questo ora spero in un incontro col sindaco, la richiesta è stata protocollata lo scorso luglio».

L’edicola di Peppe Artuso ha chiuso i battenti esattamente lo scorso maggio. Non ha retto ai danni dovuti ai vari raid, oltre alla crisi del settore. Ma la mazzata decisiva è stata quel trasferimento da Piazza Bartolo Longo, centro della città, a Piazzale Schettini. Quell’area, infatti, non è mai decollata dopo un restyling costato milioni. A metà del 2010 apre anche un bar in una bottega, chiuderà dopo pochi mesi. «Un’esperienza fallimentare – dice Artuso – è sempre stato un deserto qui intorno. In piazza era tutta un’altra cosa, soprattutto in occasione della Supplica». Il suo box era l’ultimo baluardo di speranza per un’area diventata negli anni simbolo del degrado e dell’abbandono.

L’edicolante è in causa con il Comune di Pompei e spera di ottenere giustizia per i danni subiti. Una battaglia partita già da quando il suo chiosco di Piazza Bartolo Longo fu smantellato: «Sono sempre stato la spina nel fianco per quella storia». Denunce, richiesta di chiarimenti e di documenti sul suo chiosco, contestazioni sui social non sono valse a nulla. «Ricevo tuttora la solidarietà di molti nonostante i mesi trascorsi e sono grato a chi mi è vicino – l’amarezza nelle sue parole – ma i miei problemi purtroppo restano. Adesso spero che la musica possa cambiare». 

Artuso è stato abbandonato anche quando s’è ritrovato “travolto” dai furti. L’edicola era stata addirittura “blindata” a sue spese per difendersi dai continui assalti. Da solo ricorse a una soluzione estrema facendo installare tre pannelli in ferro per scoraggiare eventuali banditi.  Non è servito. Anche l’ultima speranza di quella piazza fantasma è crollata. Le altre strutture di legno e tufo di frequente “ospitano” clochard.


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