Supermercati Tuodì, schiarita sulla cassa integrazione ma il futuro resta incerto

Supermercati Tuodì, schiarita sulla cassa integrazione ma il futuro resta incerto

La vertenza

Vertenza supermercati Tuodì-Dico: l’azienda anticiperà la cassa integrazione e pagherà, entro l’11 settembre, lo stipendio di agosto a tutti i 1.853 dipendenti, compresi quelli dei 123 punti vendita chiusi l’11 luglio tra cui quello di Castellammare e messi in aspettativa retribuita. Sono le due buone notizie che i lavoratori incassano dall’incontro di ieri presso il Ministero del Lavoro a Roma. Le organizzazioni sindacali avevano minacciato lo sciopero, se non ci fosse stato il regolare pagamento dello stipendio. Da questo punto di vista sono arrivate rassicurazioni, ma la situazione resta assai critica e il dialogo molto difficile. Nessuna interlocuzione tra azienda e sindacati sulla gestione della cassa integrazione: le organizzazioni dei lavoratori proponevano una rotazione tra dipendenti dei punti vendita rimasti aperti e quelli chiusi, la società che fa capo all’imprenditore Antonino Faranda non ne ha voluto sapere. E così andranno a cassa integrazione a zero ore i dipendenti dei punti vendita chiusi con l’avvio della procedura di concordato preventivo fallimentare. Sono otto in Campania: Castellammare, Gragnano, Pompei, Torre del Greco, Ottaviano, Pomigliano d’Arco, Napoli, Cava de’ Tirreni. Mentre per gli altri dipendenti la cassa integrazione avrà riduzioni fino a un massimo del 20% e del 40% dell’orario di lavoro, a seconda delle esigenze aziendali. 
La catena di discount venne acquisita 4 anni fa dall’imprenditore Faranda. La società sostiene che le coop venditrici abbiano violato garanzie contrattuali danneggiandola e ne è nato un rilevante contenzioso. Intanto i risultati dei punti vendita sono peggiorati nel tempo ingenerando una crisi che ha portato al concordato preventivo. Il piano della società punta a lasciare aperti solo i punti vendita che garantiscono un profitto, chiudendone 120 in tutta Italia. Il 19, appuntamento al Mise per discutere del piano industriale.


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