La chiesa nega i locali per i poveri di Gragnano

La chiesa nega i locali per i poveri di Gragnano

La chiesa nega i locali per i poveri di Gragnano

Il Comune rivendica i locali adiacenti alla chiesa del Corpus Domini per “necessità”, il parroco li blinda. Un braccio di ferro cominciato tra l’amministrazione Cimmino e il sacerdote responsabile dei locali, don Emanuele Rosanova. Al centro della discussione, neanche a dirlo, la sistemazione delle famiglie povere in netto aumento e diventate una spada di Damocle per l’amministrazione Cimmino. Posti da cercare o liberare per dare un tetto ai nuclei familiari realmente in difficoltà. Tra le possibilità erano stati presi in considerazione anche i locali gestiti dal parroco don Emanuele Rosanova, che attualmente sono «utilizzati per le attività pastorali. Sono un punto di riferimento per giovani, famiglie e anziani. Attività di aggregazione e caritatevole necessarie per la città. Non è possibile ospitare famiglie che ne potrebbero avere disagi piuttosto che benefici – sottolinea il responsabile della chiesa Corpus Domini – Non credo che i locali siano adattabili in parte a case, visto le attività che vengono svolte a tutte le ore. La nostra missione di accoglienza è tangibile. Il 18 settembre prossimo daremo il benvenuto ai numerosi pellegrini provenienti dai vari Paesi europei e insieme attenderemo l’arrivo della statua di San Charbel (eremita canonizzato da Paolo VI). Alle 18 il punto di incontro sarà in piazza Aubry poi si procederà con la celebrazione della messa presieduta dal vescovo monsignor Francesco Alfano. In conclusione dell’evento religioso sarà portata in processione la statua del Santo e anche le reliquie. Questi momenti sono importanti e a corredo delle attività che si svolgono nel centro pastorale». Un due di picche servito al Comune di via Veneto con tanto di motivazione. Ma il categorico “no” da parte del religioso non sembra essere accettato in piena serenità e i locali in comodato d’uso restano in discussione. E se don Emanuele Rosanova è convinto che «la famiglia bisognosa è stata sistemata quindi il problema è risolto», la realtà è ben diversa. La famiglia in questione, una come le tante, non ha ancora trovato accoglienza e resta in posizione precaria e prossima a ritrovarsi in strada. Versioni che stridono e che hanno innescato la scintilla di una probabile guerra tra Comune e Chiesa. Povertà in aumento, alloggi che scarseggiano e, in taluni casi, occupati abusivamente. Soluzioni poche, disagi tanti.


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