Ammalata sepolta in casa a Ercolano: «Io, prigioniera dei rifiuti»

Ammalata sepolta in casa a Ercolano: «Io, prigioniera dei rifiuti»

Ammalata sepolta in casa a Ercolano: «Io, prigioniera dei rifiuti»

Ercolano. Da cinque anni è costretta a letto a causa di una fibrosi polmonare. Ma Maria – nome di fantasia – non può neanche aprire le finestre della sua abitazione per prendere una boccata d’aria perché rischierebbe un’invasione di topi e insetti, attirati dalla discarica a cielo aperto in cui è stata trasformata l’impalcatura montata – inizialmente per motivi di sicurezza – intorno all’edificio in cui abita la donna. L’ennesima storia di ordinario degrado arriva da una piccola palazzina all’angolo tra corso Resina e vico Moscardino: una vicenda cominciata a metà del 2012, quando l’immobile fece registrare il crollo di alcuni calcinacci. Un campanello d’allarme capace di convincere il Comune e l’amministratore di condomino a fare montare un’impalcatura per mettere in sicurezza l’area. Tutto normale, salvo il fatto che in 5 anni non solo non è stato riqualificato lo stabile ma la grossa impalcatura – montata al primo piano, proprio dove risiedono la donna ammalata insieme alla sorella e a sette bambini – sia rimasta lì a marcire tra rifiuti, topi e immondizia. Costringendo, in pratica, la famiglia a vivere senza la possibilità di aprire il balcone. Sì, perché non appena si spalanca la finestra affacciata sull’impalcatura i topi guizzano nell’abitazione. Inoltre, con le ultime piogge il palazzo ha presentato ulteriori cenni di cedimento. «Viviamo  un incubo a occhi aperti, forse abbiamo fatto qualcosa di sbagliato per meritarci tutto questo – si dispera Anna, sorella dell’ammalata -. Non sappiamo proprio più cosa fare: siamo stanchi e abbandonati al nostro destino». Da qui inizia il terribile calvario di un’intera famiglia costretta a vivere con la paura di finire vittima dei topi o di qualche malattia scaturita dai pericoli igienico-sanitaria della discarica. «Vivo con mia sorella allettata: Maria è gravemente malata, avrebbe bisogno di aria pura – prosegue Anna – La sua patologia le ha intaccato i polmoni e per consentirle di respira ci sarebbe bisogno di un continuo cambio d’aria a cui siamo costretti a rinunciare». Ma non è tutto: «Ho i bambini piccoli che non possono uscire fuori al balcone, mi trovo sempre i topi in casa. Nonostante viviamo con poco e niente, perché io sono casalinga, mio marito operaio e mia sorella gode solo di una misera pensione di invalidità, spendiamo soldi in continuazione per acquistare veleni e trappole per allontanare i ratti. Vivo con  le esche per i topi in casa, ho paura la notte di alzarmi dal letto. Abbiamo dovuto istruire i bambini piccoli a non uscire fuori al balcone: vi prego aiutatemi. Ho sperato nella coscienza del sindaco Ciro Buonajuto: gli abbiamo inviato le foto che dimostrano la gravità della situazione, ma qui siamo abbandonati da tutti. Ho l’incubo che anche i miei figli si possano ammalare».Una situazione che va al di là del normale stato di povertà e abbandono di cui sono vittime numerose famiglie, perché nel caso della famiglia di Maria il pericolo è  sempre in agguato: dall’attacco dei ratti alla donna gravemente malata, la loro vita è sempre appesa a un filo. Inoltre, il rischio di un improvviso crollo della palazzina diventa giorno dopo giorno sempre più reale e mentre la famiglia lancia un grido di aiuto continua il valzer della responsabilità per chi ha fatto montare l’impalcatura e chi l’avrebbe dovuta fare rimuovere.


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