Alternanza scuola-lavoro. Giovani: “Una presa in giro. Lavato piatti e raccolto olive”

Alternanza scuola-lavoro. Giovani: “Una presa in giro. Lavato piatti e raccolto olive”

Alternanza scuola-lavoro. Giovani: "Una presa in giro. Lavato piatti e raccolto olive"

Manuel studente del liceo scientifico Imbriani pensava di avere l’opportunità di affacciarsi al mondo del lavoro, di cominciare ad imparare qualcosa da chi ha esperienza e invece si è ritrovato da solo a fare volantinaggio per la Deltaclon di Pomigliano. Giuseppe studia all’alberghiero di Salerno, per due settimane quest’estate ha viaggiato fino a Portici per lavorare in una pizzeria. Tutto a sue spese, non gli è stato rimborsato un euro. Ha servito ai tavoli, lavato i piatti e spazzato a terra per oltre il doppio delle ore previste: invece di sette al giorno, sono diventate quattordici e non dalle 8 alle 15, ma fino a mezzanotte. Raffaele sognava di mettere un po’ in pratica quello che impara sui libri dell’Istituto agrario Galilei-Vetrone di Benevento e invece nell’azienda agricola a cui è stato assegnato ha solo raccolto olive. Nomi di fantasia – per privacy, ma anche per tutelarsi perché alcuni studenti hanno ricevuto ritorsioni – per storie maledettamente vere legate al progetto alternanza scuola-lavoro inserito nella riforma la Buona Scuola, voluta dal Governo Renzi e approvata due anni fa.

L’inchiesta

La denuncia parte dall’Unione degli Studenti Campania, che ha condotto un’inchiesta regionale e annunciato uno sciopero per il prossimo 13 ottobre. Oltre 2mila i questionari compilati dagli studenti di tutta la Campania che hanno partecipato ai percorsi lavorativi nelle aziende, diventati obbligatori ed entrati quest’anno a pieno regime per un montare di 200 ore per i licei e 400 per gli istituti tecnici professionali (nel 2018 diventeranno anche materia d’esame di Stato al posto della tesina). Nei formulari distribuiti nell’ambito della campagna “Diritti, non piegati” promossa dall’Unione studenti, i ragazzi hanno descritto per filo e per segno i progetti lavorativi a cui hanno preso parte, raccontando se ci fosse o meno un tutor in azienda, gli orari e la frequenza richiesti, di cosa si sono occupati e l’attinenza con i loro studi, fino alle spese sostenute. Ma anche la loro opinione, se pensavano di essere stati maltrattati o sfruttati ed eventuali proposte.

I dati

Ecco quello che è venuto fuori. Oltre la metà di loro – ben il 63% – ha fatto esperienze che non c’entravano nulla con i loro studi e ben il 46% ci ha anche rimesso economicamente sia, la maggior parte, per le spese dei trasporti non rimborsati, sia per il costo della partecipazione previsto da alcuni progetti. Il 38% degli studenti ha vissuto i percorsi come una negazione dei loro diritti e tutti hanno chiesto di essere maggiormente coinvolti nella scelta del proprio percorso di alternanza lavoro. “I percorsi nel peggiore dei casi – spiega Gigi Cannavacciuolo dell’Unione studenti Campania – si sono rivelati percorsi di lavoro gratuito e sfruttamento”.

Il precedente

Un fenomeno già emerso lo scorso anno con le storie di Anna, studentessa del liceo di Scienze Umane Galizia di Nocera Inferiore, mandata a raccogliere pomodori, di Luca del Salvemini di Sorrento finito a pulire i macchinari di un frantoio e scaricare olive, o del suo compagno di scuola Francesco che al Comune, oltre a chiacchiere con i dipendenti, non ha imparato altro. Centinaia gli studenti che hanno poi lavorato per Luci d’Artista ininterrottamente, tanti i casi denunciati. “Noi vogliamo formazione di qualità – è il refrain degli studenti che terranno un’assemblea pubblica a piazza Garibaldi il 5 ottobre – e faremo di tutto per cambiare e stravolgere questo tipo di alternanza”.

Sciopero in tuta blu

La prima  azione sarà  lo sciopero del 13 che si terrà non solo in Campania, ma in tutta Italia, dove in segno di protesta e per provocazione tutti gli studenti indosseranno delle tute blu. Ogni scuola sarà chiamata ad approvare anche uno Statuto delle studentesse e degli studenti sull’alternanza. Tra le proposte: percorsi non durante le vacanze “perché lì si presentano i maggiori casi di alternanza sfruttamento, oltre al fatto che in estate viene meno il confronto permanente che deve stabilirsi tra studente-scuola-azienda”; esperienze lavorative gratuite, accessibili a tutti ed attinenti agli studi


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