L’Ospedale delle Bambole: Il primario dei pupazzi: «Li curiamo da 100 anni»

L’Ospedale delle Bambole: Il primario dei pupazzi: «Li curiamo da 100 anni»


“Non solo un ospedale per le bambole, questa è la nave degli artigiani”. Tiziana Grassi è raggiante. Lo è da quel giorno che la principessa Maria Marigliano, racconta a grandi e piccini, ha telefonata per dirle che nelle scuderie dell’antico palazzo che porta il nome della nobile famiglia napoletana, situato nel cuore del centro storico, si era liberato uno spazio dove accogliere bambole da “curare”. Tiziana Grassi è la quarta generazione dei primari dell’ospedale delle bambole. 

Sembra impossibile, resistete nell’era del consumismo e della tecnologia.

“Si resiste perché non si finisce mai di giocare e perché tutti noi, grandi e piccoli, abbiamo una bambola, un peluche, un giocattolo a cui ci affezioniamo. Che diventa tesoro da custodire. Mio non buttava via nulla, diceva: ci può servire, aveva ragione”.

Oggi è diverso: si butta per ricomprare.

“O semplicemente si compra senza riflettere. Abbiamo ceste piene di giocattoli e i nostri figli nemmeno ci giocano. Dovremmo proporre e selezionare i giochi. A volte i bambini piangono perché vogliono quel giocattolo che si è rotto, sono loro a suggerirci l’arte del conservare”.

Nel suo ospedale ci sono centinaia di bambole, ce n’è una più importante delle altre?

“Ad ognuna è legato un bel ricordo, ogni bambola è legata a una persona e a una storia da raccontare”.

Per esempio?

“Una volta nella piccola bottega di via San Biagio dei Librai 81 arrivò una donna dall’Alaska. Guardava una bambola in silenzio, poi mi disse: “Questo è uno dei dieci luoghi da visitare a Napoli”. 

Nella nuova sede potete mettere in mostra tutte le bambole.

“Finalmente. Molti tesori erano chiusi nei depositi perché prima non sapevamo più dove metterli. Ora finalmente abbiamo gli spazi per mostrarli a tutti”.

Una bottega-museo.

“Non solo. Questa sarà la nave degli artigiani. Ce ne sono tantissimi a Napoli che lavorano in casa, io offro spazio a tutti. Ho trovato una ragazza che realizza il pizzo chiacchierino, un’altra che lavora la cartapesta. Questi spazi saranno un luogo dove  far nascere sinergie e creazioni”.

 

 


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