Le storie. Roghi, botte e suicidi: quando la camorra porta alla disperazione

Le storie. Roghi, botte e suicidi: quando la camorra porta alla disperazione

Le storie. Roghi, botte e suicidi: quando la camorra porta alla disperazione

Quello che ha pagato la famiglia Guadagno è un prezzo così alto che nessuna somma potrà mai risarcire: la vita di un padre, di un marito, di un amico. All’ennesima minaccia ed estorsione Carlo, proprietario di una compagnia di assicurazioni nel napoletano, decide di farla finita. Troppo il dolore e la paura, il figlio che oggi gestisce l’attività, solo dopo tempo ha scelto di rivolgersi al comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura. Ha denunciato in nome di quel padre che non c’è più. “L’ha fatto con un’amara rassegnazione”, racconta chi sta seguendo la sua pratica. Più un modo per non darla vinta a chi ha spezzato una vita e una famiglia, che una richiesta di risarcimento che non potrà mai essere tale.  Sono storie terribili quelle che si leggono tra le pagine delle denunce delle vittime di usura e racket. Storie di imprenditori, in alcuni casi di colossi campani, in altri di piccole attività, tutti strozzati dalle minacce e dalle estorsioni. Pochissimi quelli che trovano il coraggio di denunciare e d’inoltrare richiesta di risarcimento al Fondo anti racket ed antiusura, istituito per ripagare i danni subiti, con lo scopo di sostenere e promuovere un reinserimento delle attività imprenditoriali in un percorso di legalità.  Pagine che raccontano di capannoni bruciati, aziende distrutte, minacce. Allegati in alcuni casi referti medici: botte, lesioni, visi tumefatti. Il racket e l’usura colpiscono anche un piccolo imprenditore napoletano che aveva deciso di fare della sua passione per il calcio, la sua attività. Fino a quando la camorra non bussa alla sua porta: quei campetti di calcio devono sparire. Da allora un incubo senza fine che lo porterà a chiudere. Tra le denunce spunta anche quella di Salvatore Castelluccio, il parrucchiere che due anni fa ha denunciato il pizzo e che disperato a settembre ha chiuso la saracinesca del negozio in Largo Ecco Homo per trasferirsi a Sorrento. In due pagine il parrucchiere ha denunciato il calvario subito da tutta la sua famiglia: minacce e lesioni fisiche anche nei confronti della moglie e dei figli. Una collaborazione che ha portato anche ad alcuni arresti. A maggio il Comitato ha stanziato un risarcimento di circa 70mila euro: 23mila e 442 euro per il parrucchiere, 42mila euro per la moglie, mentre per i figli la pratica è ancora in corso. Somme a cui vanno aggiunti 2mila e 655 euro per i mancati introiti, che vanno calcolati sulla base di quanto guadagnato nell’anno precedente e sulla base della dichiarazione dei redditi.


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