8 novembre 1926. Turi, il detenuto 7.047 che scriveva i suoi “Quaderni”

8 novembre 1926.  Turi, il detenuto 7.047 che scriveva i suoi “Quaderni”


A Turi era il detenuto numero «sette-punto-zero-quattro-sette». Aveva una brandina come letto e un comodino in ferro alla sua destra. In quella cella gli permisero di avere carta e inchiostro e lui scelse di “consegnare” agli italiani i suoi «Quaderni dal carcere». Antonio Gramsci era stato tra i fondatori del partito comunista d’Italia e ne fu segretario dal 1924. L’otto novembre del 1926 venne arrestato e dichiarato nemico del regime fascista, la sua scarcerazione, per motivi di salute, coinciderà quasi con la morte, avvenuta poi il 27 aprile del 1937.  Il primo quaderno «dal carcere» si apre con una bozza di 16 argomenti, alcuni dei quali abbandonati oppure svolti solo in parte. Rifletteva sulle frasi da scrivere e poi si chinava sul tavolino, scrivendo senza sedersi.  Gramsci sfruttava anche l’ora d’aria per trasferire il suo pensiero. Gramsci teorizzò l’alleanza fra operai del Nord e contadini meridionali nei suoi Quaderni: «L’azione per la conquista degli alleati diviene per il proletariato cosa estremamente delicata e difficile. D’altra parte, senza la conquista di questi alleati, è precluso al proletariato ogni serio movimento rivoluzionario».  Nel carcere di Turi, Gramsci entrò in contatto con Sandro Pertini, componente del Psi, e nonostante la visione politica differenti, furono grandi amici. Dal 1931 Gramsci, oltre al morbo di Pott di cui soffriva fin dall’infanzia, fu colpito da arteriosclerosi e poté così ottenere una cella individuale. Cercò di reagire alla detenzione intensificando lo studio ed elaborando le proprie riflessioni politiche, filosofiche e storiche. Ma le condizioni di salute continuarono a peggiorare, fino a una grave emorragia.  Uno dei suoi ultimi messaggi: «Fino a qualche tempo fa ero pessimista con l’intelligenza e ottimista con la volontà. Oggi non penso più così. Ciò non vuol dire che abbia deciso di arrendermi. Ma non vedo più nessuna uscita concreta e non posso più contare su nessuna riserva di forze». 


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