Appalti Romeo: 16 ordinanze, imprenditore ai domiciliari

Appalti Romeo: 16 ordinanze, imprenditore ai domiciliari


L’inchiesta per gli appalti Romeo – il filone napoletano, che non ha collegamenti con la vicenda Consip – riparte con 16 misure cautelari eseguite dai carabinieri del Comando provinciale. Una indagine che riporta agli arresti domiciliari l’imprenditore Alfredo Romeo, al quale sono contestati otto capi di imputazione, e che ripropone in un atto giudiziario l’esistenza del cosiddetto metodo Romeo che consiste, come sottolinea il gip Mario Morra nella sua ordinanza, nella “spregiudicata creazione di rapporti interpersonali, spesso di carattere corruttivo, con pubblici funzionari e rappresentanti delle istituzioni, al fine di aggiudicarsi appalti, superare disguidi o velocizzare procedure burocratiche”. L’inchiesta chiama in causa anche il direttore generale del Cardarelli, Ciro Verdoliva, anch’egli destinatario di un provvedimento agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa avrebbe ottenuto la consulenza gratuita di un architetto, al quale aveva conferito incarichi di consulenza, e utilizzato per lavori di ristrutturazione in un immobile di sua proprieta’ alcuni operai che venivano cosi’ ”sottratti” dall’ospedale Cardarelli, ospedale presso il quale avrebbero dovuto prestare la loro opera. Sono complessivamente 16 le misure cautelari (due di sospensione nei confronti di vigili urbani ancora da adottare in quanto devono prima essere interrogati), di cui quattro ai domiciliari, sei di sospensione dai pubblici uffici, due di divieto temporaneo di esercizio della professione. Questi i numeri dell’ultima tranche dell’indagine coordinata dal procuratore Giovanni Melillo, dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e condotta dai pm della Dda Henry John Woodcock e Celeste Carrano e dal sostituto Francesco Raffaele, della sezione reati contro la pubblica amministrazione. Tra gli elementi a sostegno delle accuse, intercettazioni ambientali e telefoniche, che hanno portato gli inquirenti a avanzare la richiesta, tra giugno e settembre scorso, dei nuovi provvedimenti. Negli atti relativi alla posizione di Giovanni Annunziata, ex dirigente del Comune di Napoli, anch’egli da oggi agli arresti domiciliari, si evidenziano una serie di provvedimenti a favore a favore della Romeo Gestioni (compreso un bando di gara ”cucito su misura”) nonche’ una attivita’ di presunto dossieraggio ai danni del sindaco De Magistris alla quale avrebbero partecipato anche alcuni dirigenti della azienda di Romeo, Una attivita’, come si evince da una intercettazione finalizzata ”a mettere una pietruzza tombale sulla carriera politica di De Magistris…’, che sarebbe stata compiuta in prossimita’ delle primarie del centrosinistra relative alle elezioni amministrative del giugno 2016. A richiedere ad Annunziata la documentazione, riguardante la gestione del patrimonio immobiliare, sarebbe stato – come si legge nel capo di imputazione – l’ex sindaco ed ex governatore Antonio Bassolino (circostanza che all’epoca fu smentita con fermezza da Bassolino). Tra le le misure di interdizione emesse spiccano quelle a carico di Emanuele Caldarera, direttore generale al ministero della Giustizia e a carico di Rossella Pesoli, funzionaria della soprintendenza archeologica delle belle arti di Roma. Il primo provvedimento si riferisce al periodo in cui il dirigente era al vertice dell’ufficio per la gestione e manutenzione della cittadella giudiziaria al Centro direzionale di Napoli. Secondo l’ipotesi accusatoria per sbloccare il pagamento di alcune fatture a favore della Romeo Gestioni, che erano state congelate dal funzionario che l’aveva preceduto nell’incarico, avrebbe chiesto l’assunzione di una figlia presso l’azienda di Romeo. Per quanto riguarda la Pesoli, competente a rilasciare pareri e autorizzazioni per lavori per realizzare una nuova struttura alberghiera in via Ripetta a Roma, avrebbe adottato provvedimenti favorevoli alla Romeo ricevendo in cambio pee lei e una familiare un soggiorno presso l’hotel Romeo a Napoli e una vacanza in un albergo di Ischia. Il gip non ha condiviso l’ipotesi accusatoria di associazione per delinquere e ha considerato legittimo il sistema di intercettazione Troyan utilizzato nell’inchiesta ritenendo configurabile, nella fase investigativa, l’ipotesi dell’aggravante dell’articolo 7 (la finalita’ mafiosa in relazione alle infiltrazioni al Cardarelli) poi non suffragata nel prosieguo delle indagini.


ULTIME NEWS