Assunzioni e clientele politiche. Mistero sulla lista dei “padrini”

Assunzioni e clientele politiche. Mistero sulla lista dei “padrini”


Una manciata di contratti a tempo determinato in qualche ditta che ha a che fare con la pubblica amministrazione. Un gruppetto di consiglieri che promette assunzioni. Un camorrista che chiede spazio per un suo parente e avvicina un politico locale che lo rimanda a un altro. Sono gli ingredienti di una brutta storia che già da alcuni mesi circola negli ambienti della politica cittadina e che è tornata a farlo sempre più insistentemente all’indomani delle denunce del sindaco Toni Pannullo, davanti alla commissione parlamentare antimafia, delle pressioni della criminalità organizzata sulle attività che l’amministrazione ha programmato per il rilancio economico della città. Una brutta storia che, come ha ricostruito ieri Metropolis, sarebbe culminata in una lite insanabile tra due consiglieri comunali eletti nella maggioranza uscita dalle urne nel 2016 e che avrebbe avuto dirette conseguenze anche nell’esito della crisi politica chiusa recentemente da Pannullo con il rimpasto di giunta.

Accuse reciproche

I due consiglieri si sarebbero accusati reciprocamente di avere scaricato l’uno sull’altro il noto pregiudicato a caccia di un contratto per un suo parente. Lo stesso racconto ma a parti inverse, a quanto sostiene chi ha ascoltato entrambe le versioni. Ma allora perché nessuno dei due ha denunciato alle forze dell’ordine di avere ricevuto le richieste del pregiudicato? Perché nessuna dichiarazione esplicita durante la fase della crisi politica? Perché questa storia ha continuato a circolare per mesi senza che ce ne fosse un’eco pubblica? Dubbio legittimo. Che troverebbe la sua soluzione in una lista con cui uno dei due protagonisti della lite avrebbe bloccato la denuncia dell’altro. Di fronte all’annuncio di un esposto chi era sotto accusa avrebbe tirato fuori l’esistenza di un elenco che farebbe da prova alla spartizione dei posti. Se fosse stato denunciato, insomma, avrebbe tirato fuori quella lista e dimostrato che tra i due – sembra non solo tra loro- ci sarebbe stato un accordo per dividersi le assunzioni, prima dell’intervento del camorrista. Non proprio una bella figura, insomma.

La lista dei padrini

Nell’elenco che, a questo punto, sarebbe stata un’arma di ricatto per bloccare una denuncia, sarebbero stati indicati i nomi delle persone da assumere e i relativi sponsor politici. Padrini. Un “pizzino” oltremodo imbarazzante che avrebbe coinvolto anche altri esponenti della maggioranza. La lista finora, comunque, non è venuta fuori. Ma la sua sola paventata esistenza avrebbe fermato un’annunciata denuncia.

Assunzioni fuori Comune

La spartizione di posti di lavoro, che avrebbe fatto gola anche al pregiudicato, avrebbe riguardato contratti a tempo determinato in ditte che svolgono servizi per conto di altri Comuni che non sono Castellammare. L’assunzione in città di persone direttamente riconducibili a questo o a quel consigliere- come, ad esempio, figli o cugini- avrebbe destato troppo l’attenzione e provocato polemiche, come del resto avvenuto con i nomi selezioni in città dalla Soget quando si è trattato di selezionare gli accertatori. Parenti di consiglieri e persone a loro vicine, invece, avrebbero trovato occupazione in altre città dell’hinterland napoletano.


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