Rovinato dai gratta e vinci «Mi sono giocato la vita»

Rovinato dai gratta e vinci «Mi sono giocato la vita»


«Il gioco d’azzardo ha distrutto la mia famiglia e la mia stessa vita». Mario oggi ha 30 anni, metà dei quali trascorsi nel vero e proprio tunnel del vizio del gioco. «Il problema non sono le macchinette o le lotterie. Il problema sono i giocatori – spiega oggi – Sarebbe come togliere tutte le bottiglie di vino dagli scaffali del supermercato per combattere l’alcolismo». Mario è sposato, ha due figli. La moglie lo ha lasciato tre anni fa, quando ha scoperto che i loro risparmi erano finiti, andati in fumo assieme al lavoro del marito e ai sogni di una vita tranquilla. «Mi sono sposato giovanissimo, ma ero già un accanito giocatore. La mia ossessione non erano le slot machine, ma i gratta e vinci» La mattina l’uomo arrivava a uscire di casa anche un’ora prima di andare al lavoro, per un “tour” tra edicole e tabaccai. «Compravo di tutto, ogni lotteria istantanea mi attraeva. E più uscivano nuovi grattini, più li compravo». Ma la ludopatia è una malattia a tutti gli effetti, i segni sono gli stessi delle dipendenze da droga e alcol, così come le abitudini, le bugie, i sotterfugi. Mario comincia a soli 15 anni: ad avvicinarlo al gioco, inconsapevolmente, è il padre. «Papà, stimato professionista scafatese, mi mandava tutti i giorni a comprare i giornali e con il resto mi diceva di prendere uno o due gratta e vinci». Una volta a casa il genitore chiedeva al figlio di grattarli. Un errore, perché al ragazzo comincia a piacere quella sensazione di attesa, di ansia per scoprire cosa c’è sotto. «Quando sei caduto nel vizio, ad un certo punto giochi non per il gusto di vincere, ma per quella sensazione che provi, a partire dall’acquisto del biglietto». Non passa molto e in famiglia viene fuori la verità, e questo quando i primi creditori cominciano a bussare alla porta di casa. «Mia moglie mi guardava con pena e rabbia insieme, e ogni notte piangeva. Casa mia era peggio di una camera mortuaria. Quando tornavo a casa i miei figli mangiavano silenziosamente quello che la madre era riuscita a portare in tavola, poi trovavano una scusa per andare in un’altra stanza». L’uomo si commuove nel ricordare quei giorni. «Di notte rimanevo sveglio, a pensare a come mettere insieme altri soldi da giocare e a come pagare i debiti». Il risveglio comincia ad arrivare quando Mario si accorge di essere finito in un vortice che non riesce più a governare. «Perché in ben due occasioni ho vinto somme davvero importanti, ma quei soldi li ho sperperati nel giro di pochi mesi». Tre anni fa la decisione della moglie di andare via, anche se non chiede il divorzio, e successivamente lo ha sostenuto nel suo percorso di riabilitazione. Mario capisce che bisogna svoltare, anche perché, racconta ancora: «Non avevo più nulla da giocarmi». L’uomo si rivolge a un’associazione che lo mette in contatto con centri di ascolto e di sostegno. Passano altri tre anni. «Volevo la barca, i diamanti, il lusso, ma ora mi importa solo di avere un piatto di pasta da mangiare con i miei figli e mia moglie».


ULTIME NEWS