Orrore in Circum. Le belve in silenzio davanti al Gip, spunta uno scippo 24 ore prima del massacro

Orrore in Circum. Le belve in silenzio davanti al Gip, spunta uno scippo 24 ore prima del massacro

Orrore in Circum. Le belve in silenzio davanti al Gip, spunta uno scippo 24 ore prima del massacro

Restano zitti. E non sembrano avere neppure un piccolo senso di rimorso per quella notte di inferno nella stazione della Circumvesuviana di Pompei. Come se nulla fosse accaduto. Neanche una parola davanti al giudice che avrebbe dovuto interrogarli per il pestaggio del povero Gaetano, il diciottenne di Ercolano picchiato senza motivo la sera del 23 novembre scorso. Luciano Formisano e Pasquale Manzo, i giovani di Torre Annunziata e Boscoreale accusati del massacro di Villa dei Misteri, non tornano in libertà. Il primo avrebbe dovuto continuare a restare ai domiciliari, ma per uno scippo in Circum avvenuto due giorni prima al raid di Pompei è finito in carcere. Il complice, invece, dovrà ancora osservare l’obbligo di firma.

L’interrogatorio

Sono le 11.30 quando le belve che avrebbero potuto ammazzare Gaetano varcano la porta d’ingresso del Tribunale di Torre Annunziata. Sembrano tranquilli, non fanno trapelare segnali di pentimento. Uno di loro si fa accompagnare anche dalla mamma, l’altro indossa un giubbotto blu alla moda. Camminano senza abbassare la testa. Vanno avanti, tra i corridoi, diretti dal gip Antonello Anzalone che li attende per l’interrogatorio di garanzia. Al giudice dovrebbero spiegare cosa è successo la sera del 25 novembre scorso, dovrebbero spiegare perché hanno massacrato quel ragazzo innocente di appena 22 anni. Ma non lo fanno. «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere» è l’unica frase che Formisano e Manzo pronunciano nel faccia a faccia col gip. Poi via dopo pochi minuti. I loro legali li avvicinano e sono fiduciosi perché sono pronti a presentare un ricorso al Tribunale del Riesame a cui spetterà la decisione di liberarli o meno. I due devono rispondere di ipotesi pesanti: lesioni volontarie aggravate e rapina pluriaggravata in concorso. Accuse che in caso di condanna potrebbero costare almeno cinque anni di carcere.

Lo scippo

Non è stata una giornata facile per i due giovani, incastrati dai filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza della stazione di Pompei. Non lo è stata soprattutto per Formisano che proprio ieri si è visto notificare una seconda ordinanza di custodia cautelare a margine dell’interrogatorio con il gip. Ma stavolta la misura è diversa, è il carcere. Motivo? I carabinieri della stazione di Piano di Sorrento, diretti dal capitano Marco La Rovere, hanno risolto il caso di una rapina subita da una studentessa minorenne in penisola sorrentina. La ragazzina si era vista sfilare via un telefonino da un giovane e aveva denunciato l’episodio. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, i militari hanno ricostruito il raid individuando l’autore: Formisano. In questo caso risponde di furto aggravato. Il colpo risale al 23 novembre, due giorni prima della folle aggressione di Pompei. Formisano, a bordo di un treno, avvicinò una ragazza di Piano di Sorrento, le strappò il cellulare e si diede alla fuga quando il convoglio arrivò alla prima stazione “utile” per la fuga, ovvero Vico Equense. Un’altra mazzata, dunque, sul capo del trentunenne di Torre Annunziata, già rifiutato dalla madre che non ha voluto ospitare il figlio per i domiciliari. Formisano, tre anni fa, venne denunciato dal genitore per violenza domestica. Un precedente che pesa.


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