Gesù nasce dietro le sbarre: il presepe dei detenuti di Poggioreale

Gesù nasce dietro le sbarre: il presepe dei detenuti di Poggioreale

Gesù nasce dietro le sbarre: il presepe dei detenuti di Poggioreale

A Poggioreale Gesù non nasce nella mangiatoia. La sua culla è il carcere. Ha la forma della casa circondariale riprodotta in miniatura e alla perfezione. Curata nei minimi particolari: con i tre portoni d’ingresso sul lato davanti e le torri vedetta ai quattro angoli. Niente paglia per il Bambino che sta per venire al mondo, ma un piccolo materasso avvolto da un lenzuolo, come quello dei letti nelle celle. E’ il presepe realizzato dai detenuti nella chiesa del carcere di Poggioreale. Accanto alle pecore la camionetta della polizia e le macchine dei carabinieri. Non c’è muschio, ma la lingua d’asfalto di via Nuova Poggioreale con su dipinte persino le strisce pedonali per attraversare la strada ed arrivare al carcere. C’è anche un mini agente di guardia all’ingresso, pure lui riscaldato dal fiato del bue e dell’asinello. Con plastica, legno e pittura nel reparto lavorazioni del carcere, i detenuti hanno trasformato quelle mura che li separano dal resto del mondo in un posto dove, nonostante l’isolamento, il sovraffollamento e gli errori commessi, il Natale comunque esiste. E soprattutto il suo senso riesce ad entrare. “Gesù si incarna nella realtà che l’uomo vive e quindi anche nel carcere. La sua nascita vuol dire  soprattutto possibilità di cambiamento, fare della vita un dono. Un messaggio per cui non esistono mura, neanche quelle terribili del carcere, e che è rivolto a tutti. Ecco perché abbiamo pensato di farlo nascere simbolicamente proprio dentro il carcere di Poggioreale” ha spiegato Don Franco Esposito, cappellano di Poggioreale da quindici anni. L’idea di quel presepe è sua, ma oltre a mani ed ore per crearla, i carcerati ci hanno aggiunto anche qualcosa di loro. “A Natale scorso – racconta – abbiamo creato un presepe dove Gesù stava proprio in una cella. Era l’anno del Giubileo e quella cella rappresentava la porta della misericordia”. Allora un agente, appena lo vide, scherzando disse: “Manco il tempo di nascere che a Napoli già l’abbiamo arrestato”.


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