Il Gay Pride e quei ricatti ideologici

Il Gay Pride e quei ricatti ideologici


 “Gay Pride a Pompei? E’ l’ultima delle mie preoccupazioni. Anzi, l’argomento non rientra nemmeno nella lista dei problemi di questa città. Abbiamo tanto da fare, e questo polverone su una manifestazione che si fa in tutta Italia e da anni, mi sembra veramente da ridere. Io ho contestato solo le modalità. 

A ventiquattro ore dalla decisione dell’Arcigay di tenere il Pride nella città mariana, voglio chiarire la mia posizione, e ribadisco il mio no alle forzature ideologiche e strumentali. 

“Ci sono delle procedure, vanno rispettate. Tutto qui. Perché sennò la sensazione che a ‘sentirsi in colpa’ siano altri, rimane forte e giustificata. Pompei è la città dell’accoglienza. 

Qui non si pongono veti o censure. Il confronto, il dialogo, il rispetto delle regole, e anche la ‘comprensione’ per chi, magari, non la pensa come te, sono le conquiste della nostra civiltà, non bisognerebbe mai dimenticarsene. Ho subito attacchi violenti perché ho chiamato ‘razzisti’ coloro che non volevano accogliere i migranti, ora mi chiedo perché qualcuno sia convinto che io abbia dei problemi con il Gay Pride. Sono preconcetti al contrario, sui quali bisognerebbe riflettere. E confrontarci. Proprio sicuri che la parola ‘orgoglio’ debba fare il paio con il termine ‘sopraffazione’? Penso di sapere già come la pensi, e forzo. Sparo in faccia solo perché ho ‘una sensazione’. Che tristezza. Queste sono sconfitte che non hanno nulla a che fare con la ‘testa alta’. Questa è la guerra dei poveri che non fa bene a nessuno. Meno che mai a chi per anni ha dovuto subire l’incapacità di questa società di comprendere e rispettare la diversità. 

Diventare cattivi, provocare ‘a copione’, è la sconfitta di chi lotta per i diritti civili e, da vittima, rischia di diventare carnefice. Non mi oppongo e non mi sarei mai opposto alla manifestazione, ma visto che ora se ne parla voglio poter dire la mia: desidero vivere in mondo dove la gente sappia guardarsi negli occhi, rispettarsi, tenere conto delle oggettive difficoltà e cercare strade ‘costruttive’. E faccio mie le parole di Oriana Fallaci ‘L’omosessualità in sé non mi turba affatto. Mi dà fastidio, invece, quando (come il femminismo) si trasforma in ideologia. In categoria, in partito, in lobby economico-cultural-sessuale. E grazie a ciò diventa uno strumento politico, un’arma di ricatto, un abuso Sexually Correct’. E’, esattamente, quello che penso”.