Sud, fanalino di coda per l’aspettativa di vita

Sud, fanalino di coda per l’aspettativa di vita


Il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi sottolinea:  «La zona metropolitana di Napoli è la peggiore d’Europa dove nascere» 

Il Meridione d’Italia rappresenta il fanalino di coda in Europa per gli indicatori di aspettativa di vita e, in particolare, la zona metropolitana di Napoli e’ “la peggiore dove nascere” con un gap di ben 8 anni in termini di aspettativa di vita rispetto ai paesi Ue. 

A descrivere l’allarmante situazione del sud del Paese e’ il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi, sottolineando come gli italiani vivano in pratica in due “Paesi diversi” con il Settentrione che vede i suoi residenti vivere in media 4 anni in più. “Oggi nascere nel meridione d’Italia significa nascere nelle parti del continente europeo più derelitte, perché di fatto quelle regioni sono quelle che hanno gli indicatori di aspettativa di vita peggiori d’Europa”, ha affermato Ricciardi alla trasmissione Presadiretta in onda lunedì 22 gennaio su Rai3. E’ un divario “originato nel 2001 con il cambiamento del Titolo V della Costituzione – rileva – che di fatto ha dato alle regioni la quasi esclusiva potestà di organizzare e di gestire”. Oggi “una persona che nasce in Campania, Sicilia o in Calabria ha un’aspettativa di vita fino a 4 anni inferiore. E’ come se vivessimo in due paesi. Ed oggi – sottolinea ancora il presidente Iss – la peggiore zona in cui nascere e’ l’area metropolitana di Napoli. Nei confronti dell’Europa, dell’europeo medio, ha un gap di aspettativa di vita che arriva quasi a 8 anni”. Ricciardi fa quindi l’esempio della Bulgaria e la Romania, che “partivano da dati peggiori, ma sono migliorate, mentre quello che e’ successo nelle regioni italiane e’ che di fatto hanno perso tutti i guadagni in aspettativa di vita maturati nel secondo dopoguerra”. 

Una situazione che “non può essere risolta con l’attuale governance, cioè con l’attuale assetto. Il gap è talmente forte – osserva – che queste regioni in sofferenza, praticamente tutto il centro sud, non ce la potranno fare da sole”. A fronte di ciò, prosegue, “se lo stato centrale, il ministero della Salute volessero intervenire ad aiutare le regioni, da un punto di vista pratico non lo possono fare perché la Costituzione affida alle regioni questa competenza in maniera esclusiva. Ci vorrebbe un nuovo assetto nel rapporto tra Stato e regioni”. Secondo Ricciardi c’è, inoltre, “la necessita’ di mettere in sicurezza il sistema sanitario nazionale dappertutto”. Gli italiani, ricorda, “spendono 40 miliardi all’anno di soldi loro per curarsi. Se va avanti questo trend, sempre di più ci saranno cittadini che dovranno sborsare di tasca propria per le cure e questo Servizio sanitario nazionale ce lo scordiamo. Invece e’ veramente una grandissima conquista. Noi – avverte – lo dobbiamo difendere e dobbiamo chiedere ai politici di farlo”. Ma quali sono le ragioni per cui il Sud Italia conquista la maglia nera in aspettativa di vita non solo rispetto alle regioni settentrionali ma anche rispetto all’Europa? Quattro, secondo l’ultima edizione del Rapporto Osservasalute, realizzato dall’Osservatorio sulla Salute delle Regioni dell’università Cattolica di Roma, i fattori cruciali: la scarsa prevenzione, a partire dalla minore risposta agli screening oncologici; diagnosi più tardive; una minore disponibilità di farmaci innovativi ed una minore efficacia ed efficienza delle strutture sanitarie. Ma a pesare sono anche gli stili di vita, che proprio al Sud fanno registrare più alti tassi di obesità e mancanza di attività fisica. Un’Italia della salute che, dunque, continua a rimanere a due velocità.