Il simbolo dell’anti-racket a Torre del Greco rubava l’energia elettrica: arrestato

Il simbolo dell’anti-racket a Torre del Greco rubava l’energia elettrica: arrestato

Il simbolo dell’anti-racket a Torre del Greco rubava l’energia elettrica: arrestato

Torre del Greco. E’ stato il simbolo dell’anti-racket all’ombra del Vesuvio, l’imprenditore in grado di dire «no» ai fiancheggiatori del clan Falanga e agli scissionisti del rione Sangennariello: un atto di coraggio pagato con un incendio capace di distruggere il suo deposito di barche in via Nazionale, poi rimesso a nuovo grazie al contributo dello Stato. Era il 2010 e Giovanni Bottino diventò un «esempio» per i colleghi di Torre del Greco: «Mi sono messo alle spalle mesi terribili – disse durante una passeggiata anti-camorra organizzata tra le vie dello shopping – grazie al sostegno delle istituzioni e delle forze dell’ordine». Ma, in otto anni, le cose cambiano e le stesse forze dell’ordine scese in strada al fianco dell’imprenditore-coraggio hanno bussato alla porta della sua attività commerciale per una serie di controlli in collaborazione con i tecnici dell’Enel. Scoprendo l’escamotage taglia-costi organizzato da Giovanni Bottino, finito in manette con l’accusa di truffa aggravata.

A mettere in moto i carabinieri della caserma Dante Iovino la classica soffiata di una fonte confidenziale, evidentemente a conoscenza del «trucco» ideato dall’ex simbolo dell’anti-racket all’ombra del Vesuvio. Un «trucco» utilizzato già in passato da vari commercianti della periferia cittadina, puntualmente pizzicati dalle forze dell’ordine: attaccando una calamita sul contatore dell’energia elettrica, l’esperto del settore nautico sarebbe riuscito a sabotare il trasformatore di corrente per azzerare i consumi registrati dall’Enel. Secondo i calcoli dei tecnici della società di fornitura elettrica, Giovanni Bottino avrebbe rubato circa 40.000 euro di corrente.

Dopo le formalità di rito presso la caserma Dante Iovino, l’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa del processo con rito direttissimo. A 24 ore dalle manette, Giovanni Bottino è così comparso davanti al giudice monocratico Maria Laura Ciollaro per rispondere dell’accusa di furto. Dopo la ricostruzione dei fatti da parte degli uomini in divisa, il magistrato ha convalidato il fermo e concesso – dietro richiesta dell’avvocato di Giovanni Bottino – i termini a difesa, disponendo la revoca della misura cautelare. Dunque, l’ex simbolo della lotta alla camorra potrà attendere a piede libero la conclusione del procedimento giudiziario.