Guerra delle candidature a Napoli, il rebus di Renzi

Guerra delle candidature  a Napoli, il rebus di Renzi


Non fritture stavolta, ma firme. Per l’esattezza 470 di assessori, consiglieri e ben 72 sindaci su 94 del Cilento, tutte sul tavolo del Nazareno. La lunga giornata di Matteo Renzi sulle liste in Campania comincia così: con decine e decine di fogli firmati dagli amministratori per chiedere di candidare Franco Alfieri, il capo della segreteria di Vincenzo De Luca e sindaco di Agropoli. Meglio conosciuto come “il re delle fritture di pesce”, quelle che per il Governatore avrebbe dovuto organizzare – “bene come sai fare tu, come Cristo comanda” – per soddisfare ‘gli appetiti’ durante la campagna elettorale per il Sì al Referendum. A firmare la petizione pro-Alfieri sono uomini di destra e di sinistra e il 76% dei primi cittadini che lo vogliono candidato nel collegio di Agropoli, naturalmente. Numeri, ovvero voti. Renzi e i suoi si guardano. C’è poco da fare gli schizzinosi, servono preferenze. E’ un via vai per tutta la giornata di big e dirigenti locali. In mattinata arrivano mister 30mila voti Mario Casillo con la sua pupilla il segretario regionale Pd, Assunta Tartaglione. Renzi e il suo staff li ascoltano a più riprese, ma senza lasciar trapelare nulla. Per tutta la notte passeranno in rassegna le liste per l’uninominale. Solo alla fine metteranno mano ai listini bloccati, per evitare che scoppi il caos. La linea nazionale è quella di calare in Campania – e blindare – soprattutto fedelissimi di Renzi. Tutti nomi scelti direttamente dall’ex premier. Non solo i ministri – in prima linea Maria Elena Boschi, Claudio de Vincenti e qualcuno vocifera addirittura Paolo Gentiloni, che stamattina sarà alla Apple di San Giovanni a Teduccio -, ma anche società civile. L’ex premier entra a gamba tesa nella partita elettorale in Campania. Ne ha piene le scatole delle guerre interne del partito napoletano, delle correnti, che più volte l’hanno costretto ad inviare commissari. Il lanciafiamme arriva a scoppio ritardato. Capibastone, parlamentari uscenti e consiglieri regionali “che vadano tutti nell’uninominale”. Big e dirigenti locali in fibrillazione pressano i loro referenti nazionali, invano. All’oscuro di tutto, ogni ora che passa si aggiunge altra tensione. Le voci si rincorrono da Roma a Napoli per tutta la giornata. I telefoni si fanno incandescenti ogni qual volta viene fuori una nuova casella occupata dal segretario nazionale. Dopo Paolo Siani, spuntano i nomi di Domenico Mimmo Ciruzzi e Pino Pellegrino, numeri uno dell’avvocatura. Altre due candidature che sottraggono posti ai capibastoni locali. Il quadro comincerà ad essere chiaro a partire da stamattina quando si terrà la Direzione nazionale Pd. Sempre più certo che De Luca junior, sarà blindatissimo correndo non solo   all’uninominale, ma anche al proporzionale, soprattutto dopo che Lucia Annibali, avvocato diventato simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, ha chiesto di poter essere candidata nelle Marche e non a Salerno.  “Se sarò nel proporzionale? Non si sa ancora niente” dice Piero De Luca appena uscito dalla stanza dei bottoni, dove poco prima sono entrati anche la deputata Pd, Sabrina Capozzolo e il consigliere regionale, Lello Topo con al suo fianco l’ex sindaco di Ischia, Giosi Ferrandino.  Tra una bruschetta al pomodoro e pizze fritte appena sfornate dal bar Origano, Renzi e i suoi ascoltano i big campani in processione, studiano e compongono il puzzle. Mentre le minoranze sono sul piede di guerra: in prima linea Andrea Orlando che avrebbe avuto molto meno posti di quelli concordati. “Nessuna tensione, rientrerà tutto nelle prossime ore” assicura il capo dell’Organizzazione Pd, Andrea Rossi sulle divergenze appianate poi in serata con Riccardo Nencini, Giulio Santagata e Angelo Bonelli, leader della lista Insieme. Intanto il segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi annulla la registrazione nel pomeriggio con Bruno Vespa a Porta a Porta. “Si va avanti per tutta la notte”, annuncia ai suoi.