Castellammare. “Accerchiati in villa da una baby-gang, costretti a scappare”

Castellammare. “Accerchiati in villa da una baby-gang, costretti a scappare”


«Hanno accerchiato mio figlio e un suo amico e hanno cominciato a strattonarli. Poi gli hanno dato un cazzotto, senza motivo. Per fortuna non ero molto distante e sono intervenuto in tempo, per evitare che potesse accadere qualcosa di peggio». Catello Solimene, 40enne salumiere di Castellammare di Stabia, racconta l’inferno vissuto sul lungomare domenica sera. Insieme alla moglie, ai figli e alcuni amici avevano deciso di fare una passeggiata in villa comunale «ma alla fine siamo stati costretti ad andare via, per evitare che la situazione potesse degenerare». 

Il racconto 

Catello lo dice senza remore «sì, ho avuto paura. Perché è una situazione strana e se non la vivi diventa difficile capire. Non sai se hanno qualche coltello o se aspettarti che tornino dopo un rimprovero, magari accompagnati da qualche genitore. Noi volevamo solo passeggiare, di certo non eravamo lì per litigare». Tutto comincia intorno alle 19.30: «Eravamo tre coppie con i bambini, due di 12 anni tra cui mio figlio e il figlio di un mio amico. Loro camminavano una decina di metri davanti a noi e quando sono arrivati all’altezza dei bagni si sono ritrovati accerchiati da 10-12 ragazzi – racconta Catello – Hanno cominciato a strattonarli, poi subito hanno sferrato un pugno a mio figlio. Io e un mio amico abbiamo cominciato a correre e ci siamo lanciati in mezzo a loro per fermarli». Quanto dovrebbe bastare per mettere in fuga i ragazzini. E invece no: «Sono rimasti davanti a noi, avevano tra i 10 e i 13 anni – ricorda l’uomo – Gli ho chiesto che cosa stessero combinando e mi hanno risposto che mio figlio e l’amico li avevano guardati “storto”. Una scusa chiaramente. Gli ho detto di lasciarli stare e pensando d’intimorirli ho detto ad uno di loro che conoscevo il padre e che gli avrei raccontato tutto. La sua risposta è stata: “Ah, allora voi non volete proprio apparare?”. A quel punto ho capito che era inutile continuare a discutere, abbiamo preso i nostri figli e ci siamo allontanati». Ma non finisce qui. «Camminavo e tenevo d’occhio quel gruppetto che continuava a dare fastidio ad altri ragazzini – racconta Catello – Mi sono avvicinato ai vigili per chiedergli d’intervenire, segnalando quello che stava accadendo. Poi mi sono allontanato. Ho continuato a passeggiare, ma quando sono tornato indietro quel gruppetto di ragazzi era ancora lì ad altri bambini. Nessuno era intervenuto per fermarli. Quando sono passato però hanno cominciato a seguirci, fino all’altezza della cassa armonica. Ho avuto come la sensazione che oltre non si spingessero, perché magari da lì in avanti c’erano più persone e loro dovevano starsene dall’altra parte anche per garantirsi una fuga più veloce. Insomma, ho capito che erano ben consapevoli di quello che facevano. A quel punto ho detto a mia moglie e ai miei amici che era meglio andarcene». Una serata che doveva trascorrere tranquilla e che invece è stata rovinata da una baby-gang: «E’ difficile capire se non lo vivi. Anche se avevano 10-12 anni si muovevano in branco e poi c’era sempre l’incognita e il pericolo di dover litigare con genitori o parenti. Quando esci con la famiglia vuoi stare tranquillo e non certo passeggiare con la tensione che possa accadere qualcosa».