Il Pd s’affida a Manniello «Pompei, l’ultimo treno»

Il Pd s’affida a Manniello «Pompei, l’ultimo treno»


«Il nostro territorio non è stato degnamente rappresentato in Parlamento negli ultimi vent’anni. Io lo vivo quotidianamente, conosco tutte le criticità e le potenzialità della nostra terra e vivo con la smania di poter dare il mio contributo al rilancio economico della nostra comunità». 

Francesco Manniello, candidato al Senato nel collegio uninominale di Torre del Greco e Castellammare per la coalizione di centrosinistra, dice di non essere «un politico di professione», ma di essere una persona «abituata ad agire, che punta a diventare l’anello di congiunzione tra la gente del nostro territorio e la politica nazionale». 

Com’è maturata la scelta di scendere in campo? 

«Quando mi è stato chiesto di candidarmi per guidare al Senato la coalizione di centrosinistra nel mio territorio, ho subito pensato alle tante necessarie rinunce che questa scelta avrebbe comportato, dalla mia famiglia alla mia azienda. Alla fine di una lunga riflessione interiore, ho tuttavia deciso di dare la mia disponibilità e di mettermi in gioco per combattere a difesa della mia terra. L’appuntamento del prossimo 4 marzo è fondamentale per la nostra comunità, che nel prossimo futuro sarà chiamata a recitare ancora di più un ruolo da protagonista nel rilancio economico e sociale della Campania». 

Lei non ha mai nascosto il suo passato da uomo di centrodestra, perché s’è candidato con il centrosinistra? 

«Non potrei mai far parte di una coalizione nella quale c’è un partito che ha tolto la scritta “nord” solo per fini elettorali ma è lontano anni luce dalle esigenze del Sud e del nostro territorio oppure stare con chi non ha mai fatto nulla nella sua vita e vede il seggio in Senato come un posto di lavoro. Credo servano persone pronte a rappresentare veramente le istanze del nostro territorio, senza interessi, per puntare a un rilancio economico e sociale». 

E’ un messaggio diretto ai suoi avversari nel collegio uninominale per la corsa al senato? 

«Guardi, io rispetto tutti ma non temo nessuno. Sono sicuro che gli elettori guarderanno ai candidati, studieranno i curriculum e alla fine esprimeranno un giudizio sulla 

 

 persona. Saranno i cittadini a decidere chi dovrà rappresentare il nostro territorio a Roma. Io sto passeggiando per strada riscontrando stima nei miei confronti da qualsiasi sponda politica e apprezzamento per la mia scelta di scendere in campo. Sanno che sono uno che agisce e riconoscono la mia storia lavorativa e familiare». 

Ma starà ascoltando anche la rabbia della gente. Teme il voto di protesta? 

«Il giusto. Ma sono sicuro che anche i cittadini sappiano che la protesta fine a sé è inutile e rischia solo di provocare danni. E’ indiscutibile che negli ultimi vent’anni ci sia stato un certo lassismo da parte della politica, che purtroppo non ha aiutato il nostro territorio. Proprio per questo spero di diventare l’anello di congiunzione tra la nostra gente e la politica nazionale. Ho l’entusiasmo giusto per andare a Roma e rappresentare le istanze di un territorio che coniuga bellezza paesaggistica, ricchezza culturale e un’orgogliosa tradizione artigianale. Nei prossimi giorni girerò Comune per Comune con la convinzione di poter intercettare anche il voto di protesta». 

Il problema più grosso è la crisi occupazionale. Lei è un imprenditore, c’è una soluzione? 

«Quello del lavoro è il primo problema che dev’essere messo al centro dell’attenzione. Il nostro territorio deve puntare soprattutto su ricettività e turismo. Il Grande Progetto Pompei finora ha valorizzato le bellezze archeologiche e aumentato il numero di visitatori. Adesso è arrivato il momento di andare oltre e puntare sul rilancio dell’intera buffer zone, dall’area torrese-stabiese fino al vesuviano. Migliorando infrastrutture e servizi potremo avere anche importanti risposte occupazionali, evitando così che i nostri figli e nipoti siano costretti ad andare via e lasciare questa terra». 

Poi c’è l’industria. Come la mettiamo con Fincantieri? All’orizzonte si profila un ridimensionamento. 

«Il cantiere è una realtà imprescindibile per Castellammare di Stabia. Bisogna scendere in campo con un’azione strategica che metta insieme tutte le istituzioni, dall’azienda al Comune, senza dimenticare Autorità Portuale, Regione e Governo per configurare una definitiva missione produttiva del cantiere e dei livelli occupazionali».