Portici, il costo del caffè è salato per il Comune: spese d’oro per la politica-barman

Portici, il costo del caffè è salato per il Comune: spese d’oro per la politica-barman

Portici, il costo del caffè è salato per il Comune: spese d’oro per la politica-barman

Portici. Costa decisamente caro il caffè al Comune di Portici. No, non si tratta di un’indagine di mercato sull’espresso servito al banco dei principali bar della città della Reggia bensì delle spese sostenute in Municipio per gli amministratori «affezionati» a espressi e moka. A pochi giorni dal polverone sollevato dalla determina di pagamento – in tutto circa 1.200 euro – relativa all’acquisto annuale delle cialde di caffè per l’ufficio di gabinetto del sena-sindaco Enzo Cuomo, spuntano le cifre sostenute dall’ente di palazzo Campitelli per consentire alla politica-barman della maggioranza di partecipale alle attività istituzionali in Comune. Al netto delle spese per i gettoni di presenza regolarmente portati a casa come tutti i colleghi dell’assise, Florinda Verde – l’esponente del Pd alla prima esperienza in Municipio, grazie all’exploit elettorale del giugno 2017 – durante i primi quattro mesi in Comune è costata la bellezza di 4.722,51 euro lordi in soldi pubblici.

I rimborsi alla barman

Cosa c’entrano le somme riconosciute – a partire dal mese di settembre 2017 e a oggi fino al mese di dicembre 2017, come da determina dirigenziale del 16 gennaio 2018 – a Florinda Verde con il caffè? E’ presto detto: la compagna di Piero Sabbarese – segretario cittadino dei democrat a Ercolano, la città del «renzianissimo» Ciro Buonajuto – è assunta come barman presso lo «Zero Zero Café» elegante locale di via Benvenuto Cellini con sede legale in via Libertà. E come tutti i lavoratori dipendenti ha diritto – secondo un apposito decreto legislativo del 2000 – a ore di permesso per partecipare alle sedute delle commissioni consiliari e alle riunioni dell’assise cittadina. Un diritto certificato dalla legge, ma pagato a caro prezzo dalla casse esangui dell’ente di palazzo Campitelli. Già a partire dal mese di settembre – il primo «vero» mese di attività politica in Comune, dopo i «certosini controlli» grazie a cui Enzo Cuomo è riuscito a raggiungere il traguardo della pensione da parlamentare – il titolare dello «Zero Zero Cafè» ha presentato richieste di rimborso per le assenze della politica-barman dal posto di lavoro: 695,25 euro lordi per il primo mese, poi saliti a 1.912.34 euro lordi a ottobre per proseguire con i 1.378,87 euro lordi a novembre e i 736,05 euro lordi di dicembre. In tutto, la prima tranche di rimborsi relativi solo al 2017 sono costati, appunto, 4.722,51 euro lordi. Una somma comprensiva, sempre come per legge, anche del «tempo necessario per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro».

Il passo di lumaca

Con apposita nota presentata il 9 ottobre del 2017 al protocollo generale del Comune, infatti, Florinda Verde aveva comunicato di avere bisogno di circa 30 minuti per il percorso di andata e altrettanti per il ritorno: in tutto, quindi, un’ora. Un passo da lumaca che sembrerebbe non rendere giustizia all’età e all’invidiabile stato di forma di Florinda Verde: basta verificare su un qualsiasi navigatore o mappa di google, infatti, come il tempo di percorrenza a piedi da via Benvenuto Cellini alla sede del Comune si aggiri intorno ai 17 minuti, mentre in auto – in assenza di traffico – lo stesso percorso si può coprire in soli 5 minuti. Considerato come – in diverse occasioni – l’esponente democrat riesca a strappare un passaggio in auto al collega Davide Borrelli, la mezz’ora per il trasferimento appare decisamente eccessiva perfino per una città costantemente congestionata dal traffico.

La rinuncia al 10%

Insomma, al netto della legittimità delle spese, qualche accorgimento potrebbe essere adottato per limare gli «sprechi» all’ombra della Reggia. Non a caso, al vaglio della maggioranza targata Enzo Cuomo c’è la possibilità di rinunciare all’aumento di stipendio del 10% riconosciuto – sempre come previsto dalle vigenti normative – agli amministratori locali. Un piccolo segnale di buonsenso – in tutto la «rinuncia» si aggirerebbe intorno ai 60 euro, circa 70 caffè per misurare il risparmio con la vigente unità di misura in Municipio – per provare a recuperare qualche simpatia smarrita durante i sei mesi trascorsi dalle elezioni, sicuramente non indimenticabili sotto il profilo dei risultati. E magari per cominciare a tracciare un solco tra ciò che è consentito dalla legge e ciò che è eticamente discutibile.

twitter: @a_dortucci