Pd, Topo: “Sono un capobastone, come i vecchi big Dc”. Il progetto da onorevole: Licola come Bagnoli

Pd, Topo: “Sono un capobastone, come i vecchi big Dc”. Il progetto da onorevole: Licola come Bagnoli

Pd, Topo: "Sono un capobastone, come i vecchi big Dc". Il progetto da onorevole: Licola come Bagnoli

Sorriso sornione e battuta pron­ta a parte, dice che convincerà i cittadini di Castellammare e Torre del Greco a votarlo, raccontando quello che fatto in provincia dove rivendica di aver portato le scuole “prima di me si studiava negli appartamenti”. Del resto Raffaele Topo non potrebbe fare altrimenti. Il con­sigliere regionale Pd che ha co­struito la sua roccaforte a nord di Napoli è stato catapultato nel collegio dell’area costiera-ve­suviana, dove si candida nel listino bloccato con l’elezione già in tasca.

Topo, quale sarà la prima battaglia in Parlamento?

“Io mi candido per una ragione: applicare lo stesso schema del grande Progetto Pompei nell’a­rea nord in prossimità della Grande Stazione delle Porte di Napoli, nel nolano e nell’area flegrea. E vi preannuncio di più: lavorerò perché Licola abbia gli stessi strumenti legislativi e risorse di Bagnoli. Ma voi avete idea come potrebbe diventare quell’area con un commissario di Governo e una società come Invitalia? Non solo spiagge e hotel, immagino un’area verde immensa, il più grande parco d’Europa”.

Ci scusi, consigliere, ma lei si candida per rappresen­tare gli elettori dell’area vesuviana.

“Il Pd ha candidato a Napoli un capolista rappresentante del Go­verno che è Gennaro Migliore, uno per le professioni impegna­to nel sociale ovvero Paolo Siani e un rappresentante del sistema delle Autonomie che si chia­ma Raffaele Topo. Questo per dire che la mia candidatura è espressione di tutto il territorio metropolitano. Infatti mi sento a perfetto agio in questo collegio. Non sono uno calato dall’alto”.

E’ nel feudo di Mario Casil­lo, capobastone del Pd come lei.

“Una volta chiama­vano così i grandi ministri democri­stiani, come Ciri­no Pomicino. E io ne sono onorato. E’ come un titolo nobiliare. A me questa cosa diver­te tantissimo, ma una battuta però la voglio fare e ci tengo che la met­tiate bene perché devono ridere da Villaricca a Castel­lammare”.

Ci dica.

“Nel partito qualcuno mi chiama micro notabile. Allora li voglio rassicurare: possiamo già to­gliere il micro, perché ora che sono candidato al Parlamento, mi sto elevando, ho fatto già un passo avanti. (Ride). Scherzi a parte, io sono figlio di un lavo­ratore dipendente, mi sono fatto da solo. Io e Mario apparteniamo a quella categoria di persone che hanno studiato. Abbiamo un difetto: sappiamo leggere e scrivere che oggi per alcuni mi rendo conto è un grande proble­ma. In più nelle amministrazioni locali ce la siamo cavata, abbia­mo anche un’idea di partito e qualche voto. Capisco che tutto questo crei qualche imbarazzo e quindi c’è il tiro a bersaglio”.

Dal bersaglio passiamo alle batoste: Castellammare. Sindaco Pd mandato a casa.

“Non voglio essere ipocrita, c’è da fare autocritica. A Castellam­mare abbiamo messo in piedi un’alleanza senza una visione comune e questo è un errore che si ripete. Del resto quando fai il programma, le alleanze, negli ultimi due giorni. La verità è che fatichiamo ad essere un partito capace di affrontare una sfida così complicata come quella di un Comune importante, che richiede un livello di impegno straordinario e di grande equi­librio. Va detto però che l’inbilità delle amministrazioni è un tema nazionale: come partito è rimasto solo il Pd e quando devi costruire delle alleanze locali trovi soltanto il civismo, non sempre compatibile”.

Ricandiderete Antonio Pan­nullo?

“Serve un lavoro straordinario. Dobbiamo fare chiarezza all’in­terno del partito e scegliere al­leati che la pensano esattamente come noi. Pannullo? Ha la mia solidarietà, ma vedremo. Ne parliamo dopo il 4 marzo”.

Le Politiche s’intrecciano con le comunali anche a Torre del Greco. Ciro Bor­riello è a processo, il Pd ha un’occasione d’oro. Come sindaco vede Loredana Raja o Nello Formiusano?

“Anche qui ne parliamo dopo il 4 marzo. Di sicuro ci possiamo giocare la partita”.

Lei parla di alleanze chiare, però ci sono esponenti di de­stra che avete portato dalla vostra parte.

“Ma ormai di destra vera in Italia non c’è più nulla, credo sia rimasta soltanto la Meloni”.

Manniello è partito da Forza Italia.

“Manniello non lo conosco be­nissimo e comunque viene dall’Udc. Poi la sua candidatura l’ha valutata il partito, non io”.

Ma l’avete già stretto un patto con Fi in qualche collegio? Per esempio Lei è candidato nei territori di Antonio Pentangelo, che a sua volta corre nei suoi…

“Assolutamente no”.

E l’inciucio con de Magistris in Città metropolitana, lo portate avanti invece?

“Come ho detto prima, tutti gli argomenti che possono gene­rare polemiche li rimandiamo a dopo le elezioni”.

Com’è il rapporto con Vin­cenzo De Luca?

“Dinamico. I rapporti buoni sono quelli che si basano su confronti tosti”.

E con gli ex Ds?

“Eccellente. Non ci sono più ‘ex’ in questo partito, è una catego­ria che non esiste più: è solo un rifugio per quelli che cercano posti al sole”.

Come convincerà i cittadini a votarla? E a votare Pd?

“Raccontando quello che ho fatto. Da amministratore ho portato le scuole in provincia, la caserma, il palazzetto dello sport, il distretto sanitario…E da consigliere regionale l’uso medico della cannabis, la legge sull’autismo e sulla prevenzione di mobbing e tabagismo. Il Pd ha affrontato il problema ecoballe di cui nessun governo voleva neanche sentire parlare, risa­nato l’Eav, senza dimenticarci Bagnoli e creato un milione di posti di lavoro. Saranno strane coincidenze, non so se è una botta di ‘c…’ ma è così”.