Nei templi della Massoneria, tra i perseguitati dal M5

Nei templi della Massoneria, tra i perseguitati dal M5


Eccoli i templi della massoneria. Aperti. Senza veli. Dalla Val d’Aosta alla Sicilia, per dire no all’odio e all’inquisizione. E’ la risposta del Goi alla politica che rimesta nel torbido. «Il primo marzo si potrà entrare nelle case massoniche». Anche in quelle della Campania. E di Napoli, ovviamente. Che poi è tra le più antiche d’Italia, comprata all’inizio del Novecento in uno studio notarile di Torre del Greco da 7 «illuminati» per seminarci dentro i valori di fratellanza, libertà e uguaglianza. 

I templi napoletani sono tutti al primo piano di uno dei quattro palazzi ad angolo nel cuore della Galleria Umberto, opera intrisa di esoterismo come del resto lo è tutta Partenope. Scrigni di storia, e di storie, si ergono al di là di una lapide in marmo con la scritta «Circolo Darwin», a sottolineare l’importanza dell’evoluzione, soprattutto culturale, della specie.

I templi sono un punto di riferimento per centinaia di massoni, ma sono anche un luogo simbolico per chi, pur non essendo iniziato, da profano ama la storia della Napoli illuminata del Settecento e dell’Ottocento. Da Gaetano Filangieri a Giovanni Bovio, per fare qualche nome. E passando per Vittorio Imbriani, massone e politico, consigliere nel mandamento di Pomigliano d’Arco. Proprio dov’è nato Di Maio, che invece, per dogma, i massoni li caccia dalle liste, li mette all’indice, li denuncia, li accomuna a razzisti e omofobi.

Anche lui ci potrà entrare nei templi il primo marzo. E anche tutti gli altri grillini. Senza fare troppo casino, come invece fecero le camice nere che devastarono tutto in cerca di documenti segreti e cospiratori del regime. 

Già, perché cent’anni prima di 

Di Maio e Grillo, anche Mussolini dava la caccia ai liberi muratori. Sapeva che le logge erano un rischio per il fascismo, sapeva che le officine napoletane forgiavano cervelli e uomini di libertà che avrebbero potuto riaccendere la luce nell’era in cui serviva il buio e l’ignoranza per cavalcare la disperazione del popolo. 

Imparerà anche questo, l’ex steward del San Paolo candidato a guidare il Paese, legittimato dai 490 click rastrellati su una piattaforma online ispirata, ironia della sorte, alla filosofia di Jean Jacques Rousseau, illuminato del ‘700 e iniziato alla massoneria, secondo un bel po’ di documenti.

Imparerà, che dare la caccia ai liberi muratori, al netto delle scontate, condivisibili e oggettive considerazioni sulla becera massoneria deviata, non è stato solo uno sport fascista, ma anche una missione nazista. Imparerà che molti iniziati furono deportati ad Auschwitz e marchiati col triangolo rosso capovolto cucito sulla giacca a righe. Imparerà che essere liberi muratori – come dicono nel circolo Darwin – non significa essere complottisti, né razzisti, né omofobi. 

E imparerà che persino Totò, uno dei napoletani più illustri, sarebbe stato incandidabile secondo il suo statuto. Imparerà, dicono i vertici del Goi, che i massoni che hanno costruito l’Italia, alcuni dei quali tra i padri costituenti, non hanno seminato odio e intolleranza, né stilato liste di proscrizione. Hanno sognato una democrazia perfetta, minacciata certamente dal degrado politico dell’ultimo trentennio ma oggi addirittura minata nelle fondamenta. 

Una democrazia reale che rischia di essere sostituita da quella virtuale e falsa della rete e dei social, terreno fertile per i cinque-stelle, abili a catturare rabbia e disperazione, inadeguati a catalizzarle lungo il sentiero della responsabilità di governo. Una falsa democrazia persino destabilizzante, che costringe lo stesso movimento a una continua e preoccupante metamorfosi, alla ricerca di un equilibrio impossibile a colpi di epurazioni e processi sommari nei quali uno non vale mai uno. Regola che «invece vale sempre in Massoneria», come precisano al Vascello, dove c’è la sede nazionale del Goi. E dove sottolineano con forza: «I templi aperti il primo marzo hanno anche un secondo significato». Quel giorno, esattamente un anno fa, ci fu un blitz di 15 ore per sequestrare gli elenchi degli iscritti. Un’irruzione ordinata da Rosy Bindi, presidente della commissione antimafia, pure lei a caccia di massoni. Convinta di un’altra pericolosa equazione: massoneria-uguale-mafia