Torre Annunziata. Il dissequestro delle sette scogliere Il nodo è la Deriver

Torre Annunziata. Il dissequestro delle sette scogliere Il nodo è la Deriver

Torre Annunziata. Richiesto il dissequestro delle Sette scogliere

Da una parte una superficie di 137mila metri quadrati, sulla spiaggia di Sette scogliere, sottoposta ancora a sequestro. Sul fronte opposto la relazione dell’Arpac che evidenzia l’attuazione del piano di caratterizzazione per tutta l’area fatta eccezione per i capannoni della ex Deriver. Ed è su quest’ultimo punto che l’amministrazione, comunale guidata dal sindaco Vincenzo Ascione, sta stilando in queste ore una relazione da presentare alla Procura per tentare il dissequestro della spiaggia.

La richiesta. Da settimane i dipendenti dell’ufficio demanio assieme ai tecnici dell’Utc e del patrimonio stanno studiando l’incartamento partendo dagli atti dell’Arpac. Si tratta del piano di caratterizzazione che è stato messo in campo dall’agenzia regionale per la protezione ambientale in questi ultimi anni con l’intento di bonificare l’area che si trova nel quartiere di Rovigliano. Il piano prevedeva non solo le verifiche sul suolo per accertare la presenza o meno dei rifiuti, amianto ed eventuali altre sostanze, ma anche il piano di recupero della stessa area. Dal Comune fanno sapere che l’unica area che rappresenta un pericolo per la salute pubblica resta solo quella dei capannoni dell’ex Deriver. 

Area ex Deriver. La vera bomba ecologica resta quindi, secondo quanto emerge dal dossier dell’Arpac, quella dei capannoni industriali. Qui resistono gli scheletri delle fabbriche Deriver dove spunta la puzza di marcio che non è stato mai cancellata. Un’area da bonificare, un’area che per anni è stata la copertina degli spot elettorali ma che da ieri è diventata zona off limits. Trafile di acciaio sostituite da balle di monnezza offendendo l’orgoglio di una città che in quel rione aveva sacrificato gli anni d’oro dello sviluppo industriale. I capannoni sono diventati per anni ruderi che hanno ospitato barche incendiate e sversatoio di rifiuti di ogni genere in un quartiere che era il fiore all’occhiello della città e dell’hinterland, cuore pulsante del polo industriale di Torre Annunziata. 

Il sequestro. I finanzieri del comando di Torre Annunziata – agli ordini del colonnello Geremia Guercia – sottoposero a sequestro l’area portando alla luce circa 80mila metri cubi di rifiuti speciali, pericolosi e non, costituiti principalmente di amianto, asfalto, pneumatici, carcasse di animali, materiali edili di risulta e residui di vetroresina bruciata. Durante il blitz furono riscontrati la presenza di cumuli e cumuli di amianto sia in polvere che in blocchi esposto agli agenti atmosferici con un grave rischio di dispersione sia del terreno sia dell’atmosfera, di fibre la cui inalazione o ingestione può determinare gravissime patologie tumorali. 

Il sindaco. «Abbiamo chiesto all’Arpac il piano di caratterizzazione – dice il sindaco Vincenzo Ascione – e abbiamo verificato che il piano è stato attuato e l’unica area che resta da bonificare riguarda i capannoni dell’ex Deriver. Chiederemo alla Procura di dissequestrare almeno una parte dell’area per non bloccare il recupero e la riqualificazione dell’area che invece fa parte di un progetto di restyling ben più ampio». Insomma una richiesta che potrebbe così riconsegnare alla città una parte di spiaggia ora off-limits.